La Provincia di Parma ai livelli più alti del Benessere equo e sostenibile

Il Rapporto Bes si basa su 11 indicatori della qualità della vita di un territorio, e va oltre i meri valori economici misurati dal Pil. Benessere economico, istruzione, lavoro e innovazione i nostri punti di forza. Ambiente, energie rinnovabili ed emigrazione ospedaliera quelli di debolezza

Nel complesso, nel Parmense si vive bene: la nostra Provincia appare ben posizionata a livello nazionale rispetto al “Benessere Equo e Sostenibile”.E’ quanto emerge dal “Rapporto BES” presentato stamattina a Palazzo Giordani dal Presidente della Provincia di Parma Diego Rossi e dal Responsabile dell’Ufficio Statistica provinciale Andrea Gaiani.

Si tratta di un progetto promosso da ISTAT, Comuni e Province, che cerca di misurare il benessere di un territorio attraverso 11 gruppi di indicatori statistici omogenei di carattere sociale, di salute, ambientali ed economici che forniscono un quadro più completo rispetto al tradizionale dato prettamente economico del Pil (Prodotto interno lordo), permettendo anche di confrontare i territori tra loro. 
Gli indicatori considerati sono relativi alle dimensioni: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi.

Quello di “andare oltre il PIL” per misurare la qualità della vita è un progetto ambizioso, con illustri antesignani in altri Paesi, dal senatore Usa Robert Kennedy, che ne parlò già nel 1968, fino alla Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi, guidata dai 3 Premi Nobel per l’Economia e insediata dall'allora Presidente francese Sarkozy, a cui ha partecipato anche l’ex presidente ISTAT Giovannini; in Italia la legge ha reso obbligatoria dal 2017 l'adozione degli indicatori del BES nei documenti di bilancio nazionali.

“L’analisi ISTAT sulle relazioni tra benessere e sistema produttivo nei territori individua 5 raggruppamenti (o “cluster”): il nostro territorio si colloca nella fascia più alta, quella definita a “benessere e competitività diffusi” – spiega il Responsabile dell’Ufficio Statistica provinciale Andrea Gaiani - Si tratta di un’area collocata al centro della pianura padano - veneta che include buona parte della Lombardia, tutta l’Emilia-Romagna tranne Rimini, e si estende verso tre Province della Toscana; quest’area produce quasi il 30% del valore aggiunto nazionale.”

“L’importanza di questa analisi non sta nelle medaglie o nei primati che si raggiungono, ma nella possibilità che offre di leggere i dati in connessione tra loro, per avere informazioni fondamentali per decidere poi quali politiche mettere in atto – spiega il Presidente della Provincia Diego Rossi – Un esempio concreto: come Provincia abbiamo competenze dirette sulla scuola superiore e i dati ci dicono che nel Parmense abbiamo altissimi livelli di istruzione della popolazione, con un sistema di educazione di qualità molto elevata, come testimoniato anche dai recenti dati dell’ANVUR sulla nostra Università. Molto buoni anche i dati dell’occupazione. Tuttavia, a questi risultati si contrappone un livello elevato di Neet, acronimo che identifica i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano, che da noi sono il 17,1%, contro il 15,7% della Regione. Se tanti ragazzi non riescono a trovare una collocazione idonea nell’offerta formativa, e neppure nel modo economico, la politica deve attivarsi per porvi rimedio.”

I nostri punti di forza 

Punti di forza del nostro territorio sono sicuramente il benessere economico, il lavoro e l’istruzione; per tutte queste dimensioni la nostra provincia presenta dati migliori della media della nostra regione, e anche, in misura molto maggiore, della media italiana. Per esempio, il dato del reddito lordo pro capite vede Parma al 4° posto a livello nazionale (dopo Milano, Bologna e Bolzano): i valori in euro per Parma, regione e Italia sono rispettivamente di 18.240, 17.183 e 14.223.
Per quanto riguarda il lavoro, il Tasso di disoccupazione (calcolato sulla fascia di età 15-74 anni) è per la provincia di Parma del 4,8%, contro il 5,9% della regione e il 10,6% dell’Italia. Anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-29 anni) è per il nostro territorio all’11,0%, mentre la regione e l’Italia fanno rilevare rispettivamente il 13,7% e il 24,8%.
Certo, anche l’11% di giovani disoccupati sono molti, e in questo caso è di scarsa soddisfazione vedere che gli altri territori stanno peggio. I buoni dati del lavoro sono correlati, come indicato da vari studi , anche con l’elevato livello di istruzione, che vede, ad esempio, la popolazione laureata o con altri titoli terziari della nostra provincia con un dato più alto del 37,7% della media italiana e del 17,5% in più rispetto alla nostra regione.  Il livello più alto di istruzione è strettamente connesso al livello e alla qualità dell’occupazione. Un’altra dimensione in cui la nostra provincia eccelle è quella della ricerca ed innovazione, con una propensione alla brevettazione  molto elevata (misurata in termini di domande presentate all’Ufficio Europeo dei Brevetti – EPO per milione di abitanti), quasi il triplo di quella italiana e più alta del 34,5% rispetto a quella regionale, in particolare sull’Hitech.

I nostri punti di debolezza

Un punto sicuramente negativo è l’emigrazione ospedaliera in altra regione, più alta del 30% rispetto al dato regionale e del 10% rispetto alla media italiana. Anche la dimensione Ambiente presenta varie criticità: il superamento dei limiti di inquinamento dell’aria da PM10 nel comune di Parma è stato di 74 giorni, contro i 40 sia dei capoluoghi regionali sia della media di quelli italiani; così come la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili è del 12,2%, contro il 19,5% della regione ed il 33,1% dell’Italia. Piuttosto elevato il livello di Neet (i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano), che nel Parmense sono il 17,1% contro il 15,7% dell’Emilia-Romagna nel suo complesso.

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