'Ndragheta, processo Stige: Cgil sarà parte civile

Il processo, iniziato il 16 novembre nell'Aula Bunker di Catanzaro coinvolge 188 imputati e la cosca ndranghetista “Farao-Marincola”, con diramazioni ed interessi nella provincia di Parma e in Germania

Nell’udienza di ieri, 16 novembre, presso l'Aula Bunker del Palazzo di Giustizia di Catanzaro, il Giudice per l’Udienza Preliminare ha deciso sulla partecipazione delle parti civili al processo “Stige” che coinvolge 188 imputati e la cosca ndranghetista “Farao-Marincola”, operante principalmente nel crotonese, ma con diramazioni ed interessi nella Provincia di Parma e in Germania.

"Con soddisfazione abbiamo visto confermare ancora una volta -si legge in una nota- il diritto della CGIL a costituirsi parte civile nei processi per i fenomeni di criminalità organizzata che attaccano il mondo del lavoro e che, inevitabilmente, comprimono i diritti fondamentali di tutti lavoratori e di interi territori. Sempre più spesso, infatti, la criminalità organizzata ‘ndranghetista si finanzia, e nel contempo reinveste e ricicla i proventi, attraverso attività imprenditorialianche apparentemente lecite, così distorcendo le regole del mercato del lavoro a tutto svantaggio dei lavoratori che vedono fortemente
limitata quantomeno la loro libertà di agire, anche sindacale.

Le continue infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico-produttivo determinano inoltre la sostanziale demolizione dell’insieme delle regole che governano le garanzie dei lavoratori faticosamente conquistate nel solco dei principi dettati dalla Carta Costituzionale. Per questi motivi la CGIL intende reagire e contrastare questi fenomeni con ogni mezzo a disposizione, anche quello processuale. La CGIL della Calabria, la CGIL  dell’Emilia Romagna e la Cgil nel suo complesso continueranno così nel processo “Stige” la loro quotidiana azione di tutela dei lavoratori e contrasto alle mafie. Un risultato molto importante, che si aggiunge ai rilevantissimi esiti conseguiti dalle Organizzazioni sindacali nell'ambito del procedimenti giudiziari di “Aemilia”, con la sentenza della Corte di Cassazione sui riti abbreviati e con la sentenza di primo grado del Tribunale di Reggio Emilia dei giorni scorsi". 

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