'Ndrangheta, sequestro di beni per 30 milioni di euro ai fratelli Vertinelli: una società, 11 aziende e 71 immobili

Aemilia. I Carabinieri del Ros di Reggio Emilia, Parma, Crotone, Aosta e Verona stanno eseguendo in questo ore un provvedimento di sequestro beni a carico di Palmo e Giuseppe Vertinelli già coinvolti nelle indagini di Aemilia, arrestati e poi liberati dal Tribunale del Riesame

Aemilia. I Carabinieri del Ros di Reggio Emilia, Parma, Crotone, Aosta e Verona stanno eseguendo in questo ore un provvedimento di sequestro beni a carico di Palmo e Giuseppe Vertinelli già coinvolti nelle indagini di Aemilia, arrestati e poi liberati dal Tribunale del Riesame e di nuovo sottoposti alla custodia in carcere il 3 settembre. Si tratta di un sequestro di beni per 30 milioni di euro. Nell'ambito del maxi processo appena iniziato a Bologna sono accusati di associazione mafiosa, riciclaggio e intestazione fittizia di beni. 

Una società, la Sime S.r.l. Di Verona, 11 aziende, 71 immobili e 22 veicoli, tutti beni sequestrati dai carabinieri dei Ros e dei comandi di Parma e Reggio Emilia , nelle zone di Parma, Reggio,  Crotone, Aosta e Verona, ai fratelli Palmo e Giuseppe Vetrinelli, attualmente detenuti presso il carcere di Bologna per associazione mafiosa, riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

I sequestri, per un valore complessivo di 30,milioni di euro, sono stati disposti dal Tribunale di Reggio Emilia su richiesta della D.D.A. di Bologna. I due fratelli, originari di Cutro, sono ritenuti essere emanazione del clan 'ndranghetano Grande Aracri.

Le indagini hanno portato a scoprire un presunto legame tra Nicolino Grande Aracri e i fratelli Vetrinelli che espandevano gli affari illeciti del clan in Emilia, Calabria, Veneto, con propaggini anche in Valle d'Aosta. Sempre dalle indagini emerge che i due, attraverso società fittizie e prestanome, reinvestivano il denaro proveniente da attività illecite, anche direttamente del boss Grande Aracri. I Vetrinelli avrebbero aperto una società, la Sime, con sede legale in zona Verona allo scopo di sottrarsi ai controlli in Emilia Romagna, dopo aver subito sequestri in gennaio, febbraio e luglio scorsi. Avevano intestato l'azienda a un giovane prestanome e avevano trasferito i subappalti delle società sequestrate, cercando così di mantenere intatto il patrimonio reale accumulato e mantenendo in toto gli asset precedenti, compresi clienti, fornitori e maestranze

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