Ingroia a Parma, trattativa Stato-mafia: “Sarebbe bello farci un film”

L'ex procuratore parla al Teatro Due di trattativa a cavallo tra le stragi e conferma l'incarico in Guatemala per l'Onu. Tra gli argomenti della serata il cinema e le infiltrazioni mafiose nel Nord Italia

Stato e mafia, appalti pubblici e mafia, servizi segreti e mafia. Più di 450 persone hanno seguito ieri sera l’orazione del pm Antonio Ingroia al Teatro Due. Un’orazione che pur non entrando nel merito ha fornito agli spettatori parmigiani uno spaccato delle istituzioni italiane a dir poco preoccupante. “Non faccio processi alle intenzioni, - ha affermato il ‘partigiano della Costituzione’ durante il simposio - è vero che c’è stata una trattativa tra mafia e Stato a cavallo delle stragi di Capaci e via D’Amelio. Ci sono sentenze che lo testimoniano. Se è vero che queste due tragedie sono state lo strumento per la trattativa l’omertà tipica del DNA mafioso significa che si è insediata anche nelle istituzioni. Questo deve allarmarci”.

Da un’inchiesta pubblicata dal bimestrale PaginaUno emerge che “sono stati almeno 3.562, dal 1961 al 1995, gli appartenenti alle cosche mafiose confinati con soggiorno obbligato in Emilia Romagna, con una prevalenza nelle province di Forlì, Rimini, Parma e Modena. Notevoli potenzialità di espansione e arricchimento sono rappresentate dalle grandi opere quali l’Alta Velocità, le tangenziali, le nuove corsie dell’autostrada che interessano le province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna”.

“I soggiorni obbligati hanno influito in passato alla creazione – dichiara il pm palermitano - di cellule di criminalità organizzata al Nord, prima degli anni ’60 infatti non esisteva nessuna colonia di associazioni di stampo mafioso in settentrione. Oggi il loro potere invece si espande grazie al riciclaggio di denaro”. Poi l’annosa questione del rapporto tra mafia ed appalti pubblici: “anche al nord ha un peso enorme – afferma Ingroia – è uno dei settori nevralgici della criminalità organizzata per arginare il problema sarebbero necessarie leggi ad hoc”.

Deludono le domande del giornalista parmigiano Paolo Baroni de La stampa che chiede all’ex procuratore palermitano se seguirà l’Inter dal Guatemala, se gli mancherà la cucina italiana e se ha intenzione di diventare un regista data la sua passione per il cinema. Il magistrato risponde che gli piacerebbe “fare un film che si pone il problema di raccontare l’irracontabile. Dal Guatemala sarò sicuramente più libero di parlare delle questioni italiane”..
 

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