Raid al bar Gianni, i testimoni: “Sembrava di stare in guerra”

Gli inquilini del palazzo del bar assaltato: "Erano tutti vestiti di nero e lanciavano bombe carta. La strada era piena di fumo". Riparte la polemica sul Tardini. Identificati più di 100 tifosi della Juve

Mezzogiorno di fuoco in via Duca Alessandro. L'agguato teso ai tifosi del Parma dagli ultras juventini ha lasciato sconcertati gli abitanti del quartiere. “E' sconvolgente,  – afferma una giovane madre – mio marito era qui e si è visto arrivare questo gruppo armato di spranghe che ha iniziato a lanciare le transenne contro al bar. Per fortuna sono riusciti a chiudere le saracinesche appena in tempo. E pensare che il giorno prima allo stesso orario eravamo qui a fare colazione con i bambini”.

IDENTIFICATI PIU' DI 100 TIFOSI DELLA JUVE. La polizia nella notte ha fermato nei pressi del casello di Parma due pullman di ultras juventini, arrivati nella città emiliana da Milano, e li ha dirottati in Questura per identificare le persone a bordo. In tutto sono stati 107 i tifosi del gruppo Viking di Milano che hanno dovuto presentare i propri documenti agli agenti di polizia. L'atto nell'ambito delle indagini della Questura di Parma per risalire agli autori dell'assalto avvenuto ieri in un bar nei pressi dello stadio Tardini. Nella notte i due pullman hanno poi fatto ritorno a Milano. Per ora verso i tifosi identificati non é stato preso alcun provvedimento.

“Erano tutti vestiti di nero, – spiega un'anziana signora – facevano paura. Ho sentito dei botti e mi sono affacciata. Sono stati dieci minuti di panico. Lanciavano bottiglie e bombe carta contro il bar. Il tendone si è squarciato, c'era un buco enorme, Hanno finanche spaccato una bicicletta scaraventandola contro il muro. I ragazzi non si sono difesi, erano tutti rifugiati all'interno del locale. La polizia è arrivata quando ormai non c'era più nessuno”.

“È stata una cosa spaventosa – dichiara un pensionato residente nel palazzo - si sentivano dei botti tremendi, sembrava di essere tornati in tempo di guerra. I vetri delle finestre tremavano. Avevo paura anche a stare affacciato. Abito qui da trentacinque anni non mi era mai capitato di assistere a una cosa del genere. Tutto era avvolto dal fumo e si vedevano volare bidoni, bottiglie, biciclette. C'era gente che scappava. La polizia è arrivata dopo”.

Poi l'immancabile polemica sulla collocazione dello stadio. “Questo era un quartiere d'alto bordo – continua – ora è diventato un '48. Lo stadio non può rimanere qui. Dovrebbero spostarlo fuori città. Ci hanno messo un ginocchio con le partite, ma non siamo tutti malati di calcio. Paghiamo una marea di straordinari a vigili e poliziotti per garantire la sicurezza, poi succedono queste cose. Sarebbe meglio che invece di presidiare il Tardini, presidiassero i quartieri, ci sono furti ogni giorno. Tanto quando succedono tafferugli non intervengono mai”.

LA SOLIDARIETA' DI GIORGIO PAGLIARI. Un atto gravissimo quello compiuto da un gruppo di facinorosi nella giornata di ieri, quando un centinaio di “tifosi” juventini ha dato l'assalto al Bar Gianni, luogo di ritrovo nel quartiere Cittadella a quell'ora della mattina popolato di famiglie e giovani. Un attacco evidentemente programmato, visto che gli assalitori hanno agito a volto coperto e armati di spranghe e bastoni. Un fatto di estrema gravità che viene condannato dal candidato Pd al Senato Giorgio Pagliari. “Quali siano il significato e il valore dello sport e del tifo è questione notoria – afferma Pagliari - Aggressioni come quelle al Bar Gianni sono espressioni del loro contrario, oltreché essere atti di assoluta inciviltà. Esprimo solidarietà ai Gestori e ai Clienti del Bar, oltreché al Parma Club. Mi auguro che l’azione tesa ad individuare e punire i responsabili sia esemplare. La reazione sia la più ferma e la più composta nel nome dello sport e del tifo, come momenti di crescita e di amicizia, e in coerenza con la civiltà, che sempre Parma ha dimostrato. Il Sindaco, semmai ne sussistessero le condizioni, si costituisca parte civile”.

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