Guarino, il giallo delle chiavi. La colf: "La settimana prima funzionavano"

Sentiti i teste in Tribunale nessun riscontro per svelare il segreto che avvolge la copia di chiavi sparita dalla casa del boss della camorra trucidato a Medesano. I familiari di Acampa: "Mio padre è innocente"

Sfilata di teste per il caso Guarino. A testimoniare per far luce sull'omicidio del boss di Barra trucidato nel proprio appartamento nell'ottobre 2010 i vicini di casa, la proprietaria e la colf moldava. Dagli elementi emersi durante l'udienza fiume di oggi nessun chiarimento in merito alla copia di chiavi scomparsa dal mazzo dell'amante. La proprietaria dell'immobile ha confermato di avere consegnato al momento della locazione due copie. La colf, che prestava servizio anche nell'appartamento di Nunzia Vescovi, durante la sua deposizione ha dichiarato che una copia delle stesse fosse conservata "nella cucina di Nunzia, ma quando quella mattina Raffaele non rispondeva abbiamo provato ad aprire la porta e non funzionavano. Strano, perchè io le avevo usate una settimana prima".

Presenti all'udienza anche i familiari di Acampa accusato di aver procurato l'arma per il delitto e provato a vendere il Rolex di Guarino dopo la sua morte. "Mio padre è innocente - tuonano i figli di Acampa - hanno detto che era latitante, mentre invece era tornato a Napoli per Pasqua chiedendo a Collecchio di far arrivare le notifiche in Campania, tant'è che è stato lui ad andare dai carabinieri, mi ricordo bene lo avevo accompagnato io". E riguardo alla vicenda del Rolex spiegano "era un orologio che voleva vendere un amico insieme ad una jeep. Guarino non c'entrava niente. Lo stava proponendo a un cliente di Milano molto facoltoso che certo non aveva bisogno di acquistare un orologio trafugato. Gli unici Rolex che noi abbiamo visto in casa sono i nostri. Con tanto di garanzia".

GUARINO: TUTTO SULL'OMICIDIO DEL BOSS DELLA CAMORRA

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