Carcere, visita della Cgil: "Deficit di organico e di risorse sanitarie"

La segretaria generale del sindacato di Parma, Patrizia Maestri: "l'istituto continua ad essere una discarica sociale e non interessano i problemi di sovraffollamento o il rispetto dei diritti di dignità e salute"

Lo scorso 14 ottobre una delegazione della CGIL di Parma, composta dalla segretaria generale Patrizia Maestri, dal segretario regionale FP CGIL Maurizio Frigeri e dalla segretaria territoriale FP CGIL Luisa Diana, ha visitato gli istituti penitenziari di Parma, un sopralluogo che ha avuto come finalità l'osservazione dell'organizzazione del carcere e delle condizioni e attività di lavoro al suo interno.

"Abbiamo potuto constatare - osserva Patrizia Maestri - che gli istituti penitenziari di Parma offrono prestazioni sanitarie di particolare rilievo in questa regione, ma che tuttavia il personale sanitario è costretto ad operare con scarsità di risorse e in condizione di arretratezza tecnologica. L'implementazione dei servizi sanitari intramurari è un'esigenza primaria sia a garanzia delle condizioni di detenzione, che a garanzia delle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria, già costretta a fare quotidianamente i conti con un grave deficit di organico".

Garantire maggiori prestazioni all'interno ridurrebbe, infatti, le difficoltà dovute alla carenza di personale del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, costretto ad operare con sempre maggiori disagi che finiscono per gravare fortemente sulla sicurezza di scorte e scortati, soprattutto negli spostamenti presso i luoghi di cura.

La presenza delle più svariate tipologie detentive, il mancato invio da parte del Ministero, nonostante i continui solleciti, del Gruppo Operativo Mobile del Corpo di Polizia Penitenziaria a cui dovrebbe essere deputata la sorveglianza del 41/bis, amplificano a dismisura la carenza di personale. Ad oggi, alcuni turni di vigilanza vengono coperti con un agente per 50 o anche 100 detenuti. Risulta impensabile con l'attuale organico di Polizia Penitenziaria realizzare la riapertura di ulteriori 5 sezioni di detenzione.

"Abbiamo anche toccato con mano - prosegue la segretaria Cgil - quante risorse strumentali manchino all'interno dell'istituto penitenziario, a partire dai computer. A fronte di quanto osservato è all'Azienda Sanitaria locale, a cui è deputata la sanità penitenziaria, che chiediamo una pronta risposta sui servizi sanitari intramurari, mentre Governo e Istituzioni Locali devono farsi carico della necessità di garantire le risorse umane e strumentali di cui il carcere ha bisogno, in attesa di risposte da parte del Ministero che tardano ad arrivare per dare soluzione a bisogni che si fanno ogni giorno più impellenti".

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"Questa visita - conclude la Maestri - ci ha permesso, semmai ve ne fosse bisogno, di prendere atto della grave situazione in cui versa il nostro sistema carcerario. Temo che anche da noi l'istituto penitenziario continui ad essere percepito come discarica sociale, dei cui problemi, come il sovraffollamento o il rispetto dei diritti minimi di dignità e salute, non vogliamo preoccuparci. Il carcere è invece un fondamentale presidio democratico, parte integrante di una collettività che ha il dovere di farsene carico, anche per prevenire quelle possibili derive che sembrano essere oggi l'unico modo per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica e risvegliare le coscienze individuali e istituzionali alle proprie responsabilità".

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