Ceregiver familiare, Villani: “Nessun aiuto concreto a chi assiste i familiari”

"Una legge marchetta senza un beneficiario". Così il consigliere di Forza Italia Luigi Giuseppe Villani ha definito la Legge regionale per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare approvata a maggioranza in Assemblea legislativa regionale dopo una lunga e dibattuta discussione

“Una legge marchetta senza un beneficiario”. Così il consigliere regionale di Forza Italia Luigi Giuseppe Villani ha definito la Legge regionale per il riconoscimento ed il sostegno del caregiver familiare approvata a maggioranza in Assemblea legislativa regionale dopo una lunga e dibattuta discussione.

Villani, a nome di tutti gli esponenti berlusconiani in Regione Emilia-Romagna, ha dichiarato di essere d’accordo nel riconoscere il ruolo fondamentale delle persone che prestano “volontariamente” cure e assistenza, a domicilio, a famigliari o persone care non autosufficienti, subendone, come conseguenza, effetti negativi dal punto di vista lavorativo, sociale e economico ma ha polemizzato in ripetuti interventi con la maggioranza di centro sinistra perché la nuova legge in concreto non riserva ulteriori risorse indispensabili al sostegno di chi svolge questo compito. Nel testo – spiega il consigliere di Forza Italia – non esistono supporti veri per chi si fa carico di accudire persone non autosufficienti, per cui si tratta solo di un provvedimento virtuale.

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Stupisce, inoltre che ”chi ha steso il testo sembra non conoscere la rete di servizi sociosanitari integrati” dato che negli articoli si descrive una “rete di sostegno che già c’è”. I famigliari che prestano cure ai loro cari avrebbero invece bisogno di “atti concreti” che non sono previsti, per esempio, più ore di assistenza infermieristica o del fisiatria oppure dell’applicazione dello strumento di conciliazione dei tempi famiglia e lavoro purtroppo considerato in Regione Emilia-Romagna come un tabù. Particolarmente pericolosa è poi la norma che prevede il riconoscimento delle competenze acquisite nell’attività di assistenza e di cura. Una disposizione demagogica di difficilissima attuazione e che mette in discussione i percorsi professioni esistenti”. 

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