Amianto, nuove concessioni per le cave: Rete Ambiente scrive a Errani

L'associazione ha inviato una lettera aperta anche ai sindaci dei comuni della Valtaro e Valceno chiedendo il rispetto della legge del 1992 che vieta l'uso di amianto e dispone la bonifica dei siti contaminati

La cava di amianto Le Predelle a Roccamurata

L'amianto è altamente dannoso per la salute. Ormai lo sanno anche i bambini, ma sembra che il concetto non voglia entrare in testa ad alcuni amministratori locali, in particolare nei comuni della Valtaro e della Valceno dove i siti ofiolitici sono quanto mai numerosi. Rete Ambiente Parma, che raggruppa il comitato pro Valparma, il circolo Valbaganza, il comitato Ecologicamente, il comitato Rubbiano per la vita, il comitato Cave all’amianto no grazie, l'associazione Gestione corretta rifiuti e risorse, il No cava Le Predelle e l'associazione per l'informazione ambientale a San Secondo Parmense, ha scritto una lettera aperta ai sindaci dei comuni delle suddette valli e al presidente della Regione, Vasco Errani.

La mappatura dei siti contaminati da amianto, resa nota dalla Regione il 30 settembre scorso, ha evidenziato la cospicua presenza degli stessi in Valtaro e Valceno.
"Un'elementare logica di tutela sanitaria - scrive Rete Ambiente Parma - avrebbe richiesto che i sindaci, nella loro funzione di massima autorità sanitaria, si fossero da tempo fatti parte diligente, al fine di completare i rilievi sul territorio, finalizzandoli quantomeno ad individuare una priorità di interventi. Sarebbe così stato possibile prevenire gli interventi di emergenza sanitaria, come è recentemente avvenuto nel comune di Borgo Val di Taro, che nel prossimo futuro, stante l’attuale disinteresse, diventeranno sempre più necessari e frequenti.
Per inciso la prima mappatura delle contaminazioni da amianto risale al 2005, mentre il decreto applicativo sulle metodiche di bonifica è del 1996, e la legge quadro che vietò l’uso dell’amianto e dei materiali contenenti amianto, disponendo la bonifica dei siti contaminati, risale addirittura al 1992.
Dunque da 19 anni tutti gli amministratori pubblici sanno, eppure ancora non vi è consapevolezza e ancora lunga è la battaglia contro l'amianto, nonostante quanti da tempo si battono in tutta Italia perché questa tematica rientri nelle priorità assolute della politica e della Amministrazione
Pubblica".

"Al problema dei manufatti in cemento-amianto, obiettivamente una grave situazione a dimensione nazionale, si aggiunge nelle nostre valli quello delle cave ofiolitiche, che disperdono in ambiente nuove fibre di amianto, un vero e proprio argomento tabù, che dovrebbe invece sollecitare i
cittadini più consapevoli e intellettualmente attivi. Dopo due anni di continui tentativi di richiamare all'attenzione il tema della salvaguardia sanitaria
e ambientale, dobbiamo amaramente constatare che la regola prevalente che regge le comunità è il tornaconto personale o lobbistico, spesso perseguito a danno altrui", continua l'associazione.

"Assistiamo oggi - conclude la Rete Ambiente - al paradosso di Piani delle Attività Estrattive, approvati o in itinere, che prevedono il rilascio di nuove concessioni a cavare inerti in siti dichiarati dalla Regione contaminati da amianto e quindi soggetti per legge a bonifica. Tutto questo sta avvenendo 'alla faccia della gente e della logica'. Per volontà di una politica scellerata, nella quale il ruolo dei sindaci è decisivo, queste valli sono diventate il più grande polo estrattivo ofiolitico esistente in Italia".

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