“Sei vestita troppo bene” e i servizi sociali gli rifiutano i contributi

Una giovane parmigiana disoccupata denuncia: "Mi hanno rifiutato l'assistenza dai servizi sociali perché mi hanno detto che ero vestita troppo bene e il Comune non ha soldi per me". Intanto l'azienda che vorrebbe riassumerla è paralizzata dalla legge Fornero

Ventisette anni, parmigiana, single, disoccupata, con le bollette da pagare. Una situazione comune a tanti giovani. L’aggravante? Il mantenere un abbigliamento dignitoso. “Non credo che se non si lavora bisogna per forza andare in giro con i vestiti strappati” afferma con rabbia la giovane. “Mi sono rivolta ai servizi sociali perché mi stavano tagliando la luce – continua la ragazza – e l’unica cosa che hanno fatto è stata farmi rateizzare l’importo che devo ad Iren. Ma se non lavoro come faccio a pagare?”. “Non ci sono soldi e poi sei vestita troppo bene” questa, secondo la giovane.è stata la risposta dell’assistente sociale.

Oltre la disoccupazione, la beffa. “Da quando sono rimasta senza lavoro ho fatto qualcosa in nero saltuariamente che mi ha garantito un po’ di sopravvivenza. Ora l’azienda per la quale lavoravo vorrebbe riassumermi, ma non può perché con la legge Fornero dicono che nelle nuove assunzioni non sono contemplati gli ex dipendenti”. “E’ dal 2008 che sono in questa situazione, in questi anni un paio di volte il Comune mi ha aiutata a pagare le utenze, ma adesso questa risposta non me l’aspettavo: non me la meritavo”.

C’è di più. La casa in cui la giovane vive è di proprietà della madre che “da diverso tempo è ricoverata in una clinica psichiatrica. Gode di una piccola pensione ed i suoi beni, ovvero la casa, sono gestiti da un tutore di sostegno che vorrebbe liberare la casa dove abito in modo che sia affittata. Ma io dove vado?”.
 

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