Dalla Intercast alle '50 sfumatore di lana'. Due donne contro la crisi

Marzia e Federica erano solo due colleghe della Intercast, entrambe hanno dovuto affrontare la triste trafila che va dalla riduzione del personale. Ma questo non le ha scoraggiate, hanno deciso di rimettersi in gioco e scommettere su se stesse aprendo una nuova attività in via Bixio

La crisi spaventa tutti, tranne loro che di entusiasmo e coraggio ne hanno da vendere. Marzia e Federica erano solo due colleghe della Intercast, entrambe lavoravano da anni in azienda ed entrambe hanno dovuto affrontare la triste trafila che va dalla riduzione del personale, alla cassa integrazione e la mobilità. Ma questo non le ha scoraggiate e dopo una vacanza insieme, che ha rafforzato la loro amicizia, hanno deciso di realizzare un sogno, ma sopra ogni altra cosa hanno deciso di rimettersi in gioco e scommettere su se stesse.

Dal loro entusiasmo e soprattutto dal loro coraggio nasce la decisione di lasciare il lavoro in fabbrica e di aprire un'attività, non un bar né un ristorante, ma un negozio in cui produrre e vendere abbigliamento e accessori in lana e cotone, interamente realizzati a mano, le loro. Il luogo scelto, poi, rende tutto più "azzardato": via Bixio. Così a novembre, proprio in una delle strade più colpite dalla crisi hanno deciso aprire, con un nome un po' provocatorio, "50 sfumature di lana".

Non sarà carino dire l'età di una signora, ma per una volta lasciamo da parte il galateo e scriviamo pure che, Marzia Risoli e Federica Casali, hanno rispettivamente 49 e 40 anni. Questo solo per dire che non sono due 'ragazzine', ma che hanno famiglia e figli e che non è sempre facile lanciarsi in un progetto così audace quando si hanno certe responsabilità. Insomma una scommessa tutt'altra che vinta, ma sicuramente da giocare.

Mano ai ferri, dunque, perché per loro sono davvero quelli del mestiere e via a sferruzzare per realizzare sciarpe, copertine, abbigliamento e anche accessori. Le idee certo non mancano e l'abilità nemmeno. Entrambe hanno una tradizione di sarte e ricamatrici alle spalle, mestieri che nell'era della meccanizzazione del lavoro non si conoscono più, eppure hanno il loro fascino. La differenza, poi, sta nell'unicità del pezzo: nessun capo è uguale all'altro e tutti sono fatti su misura. "Abbiamo dedicato più di 20 anni all'azienda, siamo andate a lavoro anche con la febbre e quando ci siamo fermate a riflettere abbiamo chiesto a noi stesse: cosa ci rimane? Nulla. E allora perché non investire in qualcosa che ci piace e ci dà soddisfazione?", spiegano sorridenti le due proprietarie.

Solo pochi giorni fa, nella riunione tra il quartiere e la Giunta, si parlava della morte del commercio in Oltretorrente, delle difficoltà che hanno gli esercenti e degli "innumerevoli" bar che popolano la zona. Ma c'è qualcuno che ha ancora voglia di investire al di là del fiume e lo fa puntando alla qualità, con entusiasmo e idee.

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