Evasione dell'Iva per oltre 500 mila euro: la Finanza sequestra Florida Fitness e la piscina Acqualena

Il valore complessivo dell'immobile sequestrato è di 2.8 milioni di euro: ci sono anche alcune persone denunciate per reati tributari, gli amministratori effettivi e quelli 'di fatto' delle società

Maxi inchiesta per reati tributari ai danni di alcune società sportive e di fintness di Parma. La Guardia di Finanza di Parma, eseguendo il provvedimento del Tribunale di Parna, ha posto sotto sequestro il centro sportivo che si trova a Parma tra strada Budellungo e via Ximenes, che comprende l'Aquelena Fitness e altre stutture sportive, oltre a due immobili ed alcuni terreni a Cosenza, un'auto e diversi conti corrente intestati alle persone coinvolte nell'inchiesta. Il valore complessivo dell'immobile sequestrato è di 2.8 milioni di euro.

Ci sono anche alcune persone denunciate per reati tributari, gli amministratori effettivi e quelli 'di fatto' delle società. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, che hanno ipotizzato i reati di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi indebita compensazione di crediti tributari inesistenti, per diversi anni, tra il 2013 ed il 2014 e tra il 2015 e il 2016 le società coinvolte non avrebbero versato l'Iva dovuta per oltre 500 mila euro.

IL COMUNICATO DELLA PROCURA - "Ufficiali ed agenti Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Parma hanno dato esecuzione ad un articolato provvedimento di sequestro preventivo, disposto dal Tribunale di Parma - sezione riesame, avente ad oggetto tra l'altro un immobile adibito a centro sportivo con annessa piscina situato in una zona residenziale della città ducale, tra la strada Budellungo e via Ettore Ximenes. Si tratta di una complessa vicenda di natura tributaria relativa ad una serie di società, con il coinvolgimento di vari soggetti, alcuni dei quali ritenuti i veri titolari (e dunque amministratori di fatto) ed altri, che sono apparsi invece dei meri prestanome.

Le società a vario titolo coinvolte sono quattro:

1) la V.V.V. Aqualena srl, società di fitness, i cui rappresentanti legali sono stati, nel corso del tempo, prima Ciarliero Nicola e poi Mari Michele; 2) la Aqualena sport asd (associazione sportiva dilettantistica), il cui rappresentante legale è Caruso Antonio; 3) la HCP srl, società che svolge l'attività di gestione di alberghi, il cui rappresentante legale è Mari Michele, che si è avvalso dell'attività di consulenza contabile di Pagliani Alberto; 4) la House Immobiliare srl, il cui rappresentante legale è Vitale Alessandro; di tutte le quattro società sono ritenuti amministratori di fatto (e pertanto effettivi domini) due imprenditori di origine calabrese (Vetere Marcello e Vetere Antonio) ed un loro correo emiliano (Vitale Alessandro).

In una prima fase, la Procura della Repubblica di Parma aveva già avanzato richiesta di sequestro preventivo dell'immobile (del valore di oltre 2,8 milioni di euro), nonché di somme di denaro riferibili alle società innanzi indicate e comunque a tutti gli indagati, sia amministratori di fatto che amministratori di diritto, ma il GIP di Parma -con provvedimento del 14.1.19-pur accogliendo per altri profili l'istanza cautelare della Procura, per un verso aveva limitato il sequestro alle somme di denaro nella disponibilità dei prestanome (non ritenendo sufficientemente gli indizi a carico dei Vetere e del Vitale quali effettivi titolari) e, per altro verso, aveva escluso l'assoggettabilità a sequestro dell'impianto sportivo. Avverso tale decisione, la Procura ha presentato appello e, con recente provvedimento, il Tribunale del Riesame di Parma, in accoglimento di gran parte dell'appello della Procura della Repubblica, per un verso ha dunque disposto il sequestro preventivo dell'immobile e, per altro verso, ha esteso il sequestro di somme di denaro anche agli amministratori di fatto, ovvero ai Vetere ed al Vitale.

Per quanto riguarda l'immobile, il reato per cui si procede, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 d. lgs 74/00), viene ipotizzato a carico di Mari Michele (legale rappresentante della V.V.V. Aqualena srl), nonché di Vetere Marcello, Vetere Antonio e Vitale Alessandro (quali amministratori di fatto sia della V.V.V. Aqualena che della House Immobiliare srl). L'immobile in parola precedentemente apparteneva ad una società operante nel settore del fitness e gestione di piscine (la V.V.V. Aqualena srl) alla quale, nel dicembre 2017, era stato notificato, da parte dell'Agenzia delle Entrate, un atto di accertamento per oltre 500.000 Euro, conseguente alla reiterata evasione dell'IVA per due anni consecutivi.

Subito dopo l'accertamento tributario, gli amministratori di fatto della società di fitness, nonostante l'immobile fosse stato acquistato da meno di tre mesi, avevano costituito ex novo una società (la House Immobiliare srl) che, a sua volta, aveva acquisito la proprietà del centro sportivo, spogliando la società venditrice, gravata dal debito tributario, dell'unico bene di valore. La società acquirente di nuova costituzione (ovvero la House Immobiliare srl) era priva di mezzi finanziari e, nel corso dell'attività investigativa, è emerso come di fatto non avesse mai pagato il corrispettivo della compravendita promesso. Inoltre, le rate del mutuo che gravava ancora in parte sull'immobile, anche dopo la cessione, continuavano ad essere versate dalla società venditrice (ovvero la V.V.V. Aqualena srl). Dalla ricostruzione dei fatti appena riportata, gli inquirenti deducevano dunque che l'acquisto del complesso immobiliare non fosse reale bensì simulato, ed attuato sotto un'unica regia con il vero ed unico scopo di sottrare lo stesso immobile da una eventuale azione esecutiva da parte del fisco. In definitiva, sono emersi gravi indizi per ritenere che la simulazione fosse stata studiata e realizzata per far cambiare solo l'intestazione all'immobile ed evitare che l'unica garanzia della società di fitness fosse disponibile in caso di riscossione coattiva.

Di qui la contestazione del reato previsto dall'art. 11 del D.Lgs. 74/2000, punito con la reclusione sino a 6 anni e che permette il sequestro del bene sottratto alla garanzia Il sequestro preventivo disposto dal Tribunale (esteso, come detto, ai Vetere ed al Vitale, rispetto alla più ridotta disposizione del GIP) non ha riguardato solo tale immobile ma anche l'apprensione di risorse finanziarie, beni mobili e immobili per soddisfare i profitti ottenuti dall'evasione fiscale realizzati dalle tre società parmigiane (V.V.V. Aqualena srl, Aqualena sport asd ed HCP srl).

Con il richiamato provvedimento del 14.1.19, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale aveva già disposto il sequestro preventivo di tutte le disponibilità della società di fitness (V.V.V. Aqualena srl), della società operante nel medesimo settore sotto la veste di associazione sportiva dilettantistica (Aqualena sport asd) e di un'altra che svolge l'attività di gestione di alberghi (HCP srl), per reati tributari commessi dai propri amministratori di diritto, ma -come innanzi evidenziato- aveva però escluso la riconducibilità delle aziende e dei beni immobili ai soggetti ritenuti amministratori di fatto, con la conseguenza che, limitando il provvedimento a coloro che la Procura aveva individuato come prestanome, il sequestro aveva consentito il rinvenimento di somme di denaro di importo enormemente inferiore all'ammontare del decreto stesso. In accoglimento dell'appello della Procura della Repubblica, invece, il Tribunale del riesame di Parma ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, dei beni mobili ed immobili intestati anche a coloro che, nella ricostruzione dell'accusa, sarebbero gli effettivi titolari delle aziende in esame.

Per le imprese" di fitness che gestiscono la piscina e la palestra del centro sportivo oggetto di sequestro (V.V.V. Aqualena srl, Aqualena sport asd), i reati contestati sono l'omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e l'indebita compensazione di crediti tributari inesistenti con debiti della stessa natura ma reali, mentre alla società di gestione alberghiera (HCP srl) vengono contestati la dichiarazione fraudolenta e indebita compensazione di crediti I.V.A..

In sostanza, le Fiamme Gialle e l'Agenzia delle Entrate di Parma, con apposite verifiche fiscali riferite alle annualità 2013 e 2014, hanno ipotizzato come l'associazione sportiva dilettantistica che gestiva la piscina (Aqualena sport asd) svolgesse, di fatto, un'attività commerciale e dovesse, pertanto, presentare la dichiarazione dei redditi versando imposte per oltre 500.000 euro, senza poter usufruire dei consistenti benefici fiscali previsti invece per le associazioni sportive senza fini di lucro. In relazione a tale contestazione (art. 5 d. lgs 74/00, 10 quater d. lgs 74/00) è stato emesso decreto di sequestro preventivo sino alla concorrenza di oltre 350.000 €, nei confronti della società e, in caso di incapienza, nei confronti di Caruso Antonio, nonché di Vetere Antonio, Vetere Marcello e Vitale Alessandro.

Per contro, la società di capitali che, invece, gestiva la palestra (V.V.V. Aqualena srl), aveva omesso, nel 2014, di presentare la dichiarazione ai fini IVA per circa 200.000 euro, mentre nel 2015 e 2016 aveva compensato i propri debiti tributari con un credito IVA fittizio, evitando di versare circa 150.000 euro di imposte. In relazione a tali contestazioni (art. 5 d. lgs 74/00) è stato emesso decreto di sequestro preventivo sino alla concorrenza di circa 520.000 €, nei confronti della società e, in caso di incapienza, nei confronti di Ciarliero Nicola e Mari Michele (a seconda dei periodi di gestione), nonché di Vetere Antonio, Vetere Marcello e Vitale Alessandro. Gli accertamenti sono stati estesi anche ad una società di gestione alberghiera (HCP srl) che avrebbe annotato nella propria contabilità un credito fiscale fittizio, fraudolentemente acquistato da altra società con lo scopo di compensare i propri reali debiti tributari, per un importo di circa 50.000 euro.

Peraltro, l'indebito utilizzo in compensazione del fittizio credito IVA, in questo caso, è stato effettuato indicando alcuni particolari codici tributo, all'epoca non rilevabili dal controllo automatizzato eseguito dall'Anagrafe Tributaria, determinando una modalità fraudolenta capace di ostacolare l'accertamento e di indurre in errore l'Amministrazione finanziaria. Per quest'ultimo delitto, pertanto, l'Autorità Giudiziaria ha ipotizzato anche il diretto coinvolgimento del consulente fiscale della società (Pagliani Alberto), quale concorrente nel reato commesso dal contribuente, in quanto egli avrebbe fornito il supporto tecnico necessario alla realizzazione del fraudolento risparmio d'imposta.

Nel 2015, infatti, è stato introdotto nella legislazione un severo deterrente sanzionatorio per colpire anche i comportamenti illeciti tenuti anche dai consulenti. Specialmente in materie caratterizzate da elevato tasso di tecnicismo come quella fiscale, gli artifici delittuosi sono sovente realizzati grazie all'attività di professionisti esperti, i quali finiscono per assecondare gli intenti delittuosi del cliente, divenendo gli ideatori ed i pianificatori dell'attività illecita o semplicemente agevolando le condotte illecite della clientela. in relazione a tale contestazione (artt. 3 e 13 bis d. lgs 74/00) è stato emesso decreto di sequestro preventivo sino alla concorrenza di circa 48.000 €, nei confronti della società e, in caso di incapienza, nei confronti di Mari Michele e Pagliani Alberto, nonché di Vetere Antonio, Vetere Marcello e Vitale Alessandro.

Le operazioni di sequestro hanno visto impegnati i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Parma che hanno provveduto al sequestro preventivo del centro sportivo a Parma, di due immobili ed alcuni terreni a Cosenza, di un'autovettura e dei saldi attivi di svariati conti correnti intestati sia alle società sia alle persone fisiche a vario titolo (allo stato e salvo diverse ulteriori valutazioni nel prosieguo dell'iter giudiziario) ritenuti corresponsabili dei delitti". 

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