Finti recessi per un milione di euro: condannate tre aziende parmigiane

L'Agenzia della Entrate ha scoperto il meccanismo messo in atto dagli evasori: creavano trust all'estero che prendevano quote societarie e poi esercitavano un finto diritto di recesso per ottenere la liquidazione

Tre società con sede a Parma e un comune denominatore, il ricorso a sofisticate operazioni societarie per abbattere le imposte e aumentare i profitti. E’ questo l’esito di una complessa indagine della Direzione provinciale di Parma, che ha scoperto un’evasione fiscale da un milione di euro. I rilievi dell’Agenzia sono stati di recente convalidati anche dalla Commissione Tributaria Provinciale.

Strane coincidenze

La ricorrenza di alcuni casi sospetti nel territorio parmense ha allertato gli ispettori della Direzione Provinciale, che hanno individuato un disegno elusivo ben congegnato. Si crea una società estera o un trust, al quale un socio della società madre cede le proprie azioni. Il soggetto che subentra (trust o Ltd) esercita, pochi giorni dopo l’ingresso nella struttura sociale, il diritto di recesso - adducendo motivazioni il più delle volte generiche o poco credibili - e così ottiene una liquidazione. La società madre, a sua volta, deduce dal reddito imponibile il costo, artificiosamente creato, legato alla liquidazione delle azioni. Nel caso delle tre aziende, i costi dedotti indebitamente ammontano a 960mila euro.

Il ricorso in Commissione

Le contestazioni mosse dai contribuenti non sono state accolte dalla Commissione Tributaria Provinciale, che ha ritenuto le operazioni di recesso prive, oltre che di ogni giustificazione logica, anche di ogni inerenza causale con la gestione dell’impresa. Non c’è stato dunque alcun recesso effettivo secondo i giudici, che hanno confermato l’operato dell’Agenzia delle Entrate condannando le tre società anche al pagamento delle spese processuali.
“Gli accertamenti portati a termine dalla Direzione Provinciale di Parma e convalidati dalla Commissione Tributaria Provinciale – dichiara il Direttore Regionale, Antonino Gentile – restituiscono alle casse dell’erario il frutto di un disegno elusivo complesso e dimostrano la capacità investigativa delle nuove strutture di controllo, altamente specializzate, istituite in seno alle Direzioni provinciali, alle quali si deve, come in questo caso, lo sviluppo di percorsi di indagine innovativi”.

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