Alfa in liquidazione: fallita la società creata da Costa e Vignali

La scatola cinese fu ideata per portare al Comune 21 milioni sul Bilancio 2008. Elvio Ubaldi ratificò l’operazione in sede di Consuntivo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

La notizia riguarda la società Alfa Spa, il cui Cda ha deliberato lo scioglimento con messa in liquidazione. Così è riportato nei documenti allegati al Bilancio 2012. Emerge in tutta la sua gravità quanto è stato tenuto sempre nascosto ai cittadini sulla disastrosa situazione economica della società.
Il fallimento di Alfa – società nata il 29 dicembre 2008 per salvare il bilancio comunale di quell’anno. Operazione benedetta in sede di Consuntivo da Elvio Ubaldi – significa una perdita patrimoniale per il Comune di 28,5 milioni (dato KPMG) a fronte di un indebitamento che ha raggiunto nel 2010 32 milioni e 416 mila euro.

Cosa perde il Comune
Un autentico disastro: ecco cosa perde di sicuro il Comune di Parma: le aree strategiche dell’ex mercato bestiame, l’edificio di valore storico delle ex stalle di Maria Luigia (oggi colpevolmente in abbandono), le aree e gli immobili del Macello Comunale: in pratica tutto quanto compreso nell’ampio “quadrante nord-ovest”,  area di grande importanza per il ridisegno urbano destinata a logistica e terziario ad alta innovazione.

La storia di una scatola cinese
Occorre fare un po’ di storia. Alla fine del 2008, in fase di consuntivo, la Giunta di centrodestra si rende conto che per chiudere il bilancio in corso mancano risorse rilevanti, per colpa di una situazione prodotta da un programma di spesa fuori misura.
Cosa si fa? Si tira in ballo l’allora ‘stratega’ Andrea Costa (già presidente Tep designato da Elvio Ubaldi), vero decisore occulto della Giunta che propone a Vignali – e questo ratifica senza indugi – un autentico marchingegno finanziario (poi censurato dalla Corte dei Conti): le aree dell’ex mercato bestiame, valutate attorno ai 7 milioni di euro, vengono triplicate di valore (con tanto di perizia giurata) elevandole a 21 milioni. In tutta fretta vengono messe all’asta con bando pubblico.
Vista l’assurdità della valutazione, risponde al bando solo una società partecipata e controllata dal Comune (53%), CAL, centro agroalimentare e logistica.

Dove prende le risorse, Cal? Arrivano 14 milioni con un finanziamento ponte dalla Banca del Monte e 7 milioni non ben definiti da pagare successivamente.
Risultato: il Comune scrive a bilancio 2008 una entrata di ben 21 milioni di euro, sistemando i conti e migliorando di molto il patto di stabilità. Problema: soldi non ce ne sono, e tutto è a debito di una sua società con una plusvalenza fittizia.
Gli altri soci di CAL pongono seri dubbi e allora lo stesso ‘stratega’ con Sindaco al seguito si inventa ALFA Spa, una scatola cinese che dovrebbe accollarsi il peso del debito prodotto dall’operazione, acquistando le aree da Cal: per entrambe sarà l’origine della disastrosa situazione.
Alfa, presieduta dallo stesso Costa, raggiunge, così, un indebitamento bancario di circa 14 milioni. (dato KPMG) quasi tutto con Banca Monte oltre ad un indebitamento operativo per un complessivo al 2010 di altri 13 milioni. Unica risorsa, si fa per dire, un prestito sulla carta di 6 milioni e infruttifero da parte di Stt, nel frattempo proprietaria delle azioni per il Comune.

Il bluff con Verona e la Lega
La società Alfa non produce nulla e all’arrivo di Varazzani, per confondere le acque, ci si inventa il grande business con il Comune di Verona: le fanfare annunciano una nuova società, pronta a rilevare tutto “per un futuro splendido e faraonico”: tutte balle. E la verità emerge ora: non c’è alternativa al fallimento, una liquidazione forzata che necessariamente richiederà un accordo con i creditori essendo improbabile oggi una alienazione a quei valori dei beni. Quindi perdite anche per banche e fornitori.
 

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