Patrimoni nascosti in società estere per evitare il fisco, 7 arresti: in manette anche Wally Bonvicini

Durante l'operazione 'Parola d'ordine', i militari della Guardia di Finanza hanno arrestato, oltre all'ex candidata sindaco alle Comunali, altri due parmigiani. Sono sette in tutto gli uomini a cui è stato notificato il provvedimento

L’operazione è scattata tra sabato e domenica, nello scorso week end. Gli agenti della Guardia di Finanza avevano fiutato il concreto pericolo di una fuga all’estero degli indagati: due, infatti, sono stati bloccati per strada ad Arezzo ed uno alla frontiera con la Slovenia. Ci sono 26 indagati, 7 arrestati. Tra questi c'è anche Wally Bonvicini, imprenditrice di 65 anni candidata alle Comunali del 2012. I parmigiani coinvolti nella vicenda sono due, oltre alla Bonvicini. Si aggiunge una persona originaria del Senegal tuttora latitante, oltre agli altri. Il gruppo faceva parte dell'associazione antiusura Federitalia con sede a Parma.  

La complessa operazione della Guardia di Finanza, ha permesso ai militari delle fiamme gialle di 'lavorare' su 26 persone, tutte indagate, specializzate nell’occultare i patrimoni immobiliari e mobiliari di soggetti che avevano deciso di non pagare le imposte verso l’erario a loro carico o i prestiti contratti con gli istututi di credito. I reati di cui sono accusati spaziano dalla sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, alla mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, fino alla calunnia.

Sequestrati 7 milioni di euro

Sono state sequestrate dai finanzieri  ingenti somme per un valore di circa sette milioni di euro, ed è stato notificato a un notaio e un imprenditore l’interdizione allo svolgimento di attività professionali e di impresa. Nell'operazione denominata 'Parola d'ordine', dove sono stati impiegati circa 100 agenti da POrdenone a Salerno, la Finanza ha calcolato decine di milioni di euro dirottati su società estere, in particolare in Slovenia, Croazia e Senegal, attraverso l'apertura di trust o l'affitto di rami d'azienda o la cessione di quote societarie. Per i clienti cambiava ben poco: le attività economiche delle imprese erano senza soluzione di continuità e, una volta creata sulla carta la società estera, ne veniva contestualmente aperta una nuova in Italia con la stessa sede della società o azienda originaria in modo che, qualora fossero stati scoperti, il patrimonio aggredibile dalle fiamme gialle veniva ad essere il canone d'affitto che la società italiana pagava a quella estera.  L'indagine della Guardia di Finanza è partita due anni fa, dopo la denuncia di un imprenditore raggirato dalla stessa associazione: a fronte di un debito con l'erario ha versato 350 mila euro che non ha più visto rientrare nella sua disponibilità nonostante gli fosse stato garantito una sorta di vitalizio che in realtà non c'è mai stato.

La ricostruzione degli inquirenti: ecco come funzionava il raggiro

Ma come venivano adescati i clienti? Attraverso la pubblicità: il sistema di frode si approfittava di imprenditori in difficoltà economiche, al fine di incassare da loro non solo laute parcelle per l’avvio della procedura criminale offerta dall’associazione ma anche le risorse economiche ancora a loro disposizione, illudendoli di una restituzione dilazionata nel tempo. Restituzione che ovviamente non sarebbe mai avvenuta.  Dall'inchiesta è emerso che a ricevere le notifiche del fisco era uno del gruppo con il domicilio in Slovenia che controfirmava gli atti con nomi fittizi, di grande fantasia tra l'altro. Ad esempio  Renato Pozzetto e John Wayne. Sono stati individuati in tutto 49 trust, riscontrati 71 cessioni di quote societarie, 12 affitti immobiliari, e 3 cessioni di rami di azienda, a fronte di debiti tributari non pagati per milioni di euro. L'associazione copriva la propria attività promuovendo denunce e querele davanti a Procure nazionali e tutto finiva  per essere archiviato per infondatezza, con le denunce che venivano riproposte identiche nella consapevolezza dell’innocenza dei soggetti accusati di usura ed estorsione. Il Gip Parma Mattia Fiorentini ha disposto l’emissione di n. 8 ordinanze di custodia cautelare di cui 4 in carcere e n. 4 ai domiciliari, nonché l’interdizione dall’esercizio di attività professionali e di impresa per un notaio e per una imprenditrice, il sequestro della sede dell’Associazione Antiusura, 7 società, 3 conti correnti nonché partecipazioni societarie di 41 persone giuridiche, 16 immobili, 2 siti internet e disponibilità liquide per quasi 7 milioni di euro.

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