Gcr: "Se bruciare plastica produce diossina, non è meglio recuperarla?"

L'associazione No-inceneritore propone di acquistare un estrusore, un macchinario in grado di rimescolare tutti i tipi di plastica e trasformarli in una materia che viene poi venduta all'industria delle costruzioni

L'11 agosto 2010 inviammo e pubblicammo dieci domande a Iren. Sono passati molti mesi, ma di risposte, da Iren, nemmeno una. E' vero, noi siamo di Parma, non di Torino o Genova, e quindi meritiamo l'attenzione dovuta al nostro 6% circa di importanza rivestita nella grande società. Abbiamo così pensato di riproporre un quesito alla volta, non solo alla multiutility piemontese-ligure, ma in particolare alle nostre autorità, così convinte di fare bene, costruendo un inceneritore. Ci aspettiamo così che da piazzale della Pace l'assessore Giancarlo Castellani, per non eccedere nell'aspettativa di un cenno dal presidente Vincenzo Bernazzoli, dia una risposta ad alcuni quesiti semplici semplici, a cominciare da quello di oggi, sulla plastica.

Sempre che il silenzio stampa non stia ancora perdurando. Tutti noi cittadini e residenti nel territorio provinciale da anni eseguiamo, chi bene chi meno, la raccolta differenziata della plastica, introducendo nel cassonetto giallo, oppure nelle apposite campane, tutti gli imballaggi di materiale plastico che abbiamo in casa. Ci siamo accorti però che non tutte le plastiche sono riciclabili, perché costituite da polimeri complessi e compositi che difficilmente si riescono a separare, oppure perché costruite proprio con “ingredienti” non riciclabili.

Inoltre ci siamo resi conto, studiando i dati del progetto rifiuti di Iren, che addirittura la frazione della plastica recuperata invece che aumentare scenderà drasticamente, raggiungendo nel 2012 il picco negativo del 17% di intercettazione sul totale della raccolta di questa frazione. Significa, in soldoni, come a volte si sente dire dai maligni, che Iren metterà tutto insieme, plastica e indifferenziato, o meglio che una quota della plastica che noi differenziamo nel contenitore giallo verrà presa e destinata all'inceneritore. Dopo la sorpresa di tale scoperta e dopo aver verificato che sia la verità, e fino ad oggi non sono giunte smentite in tal senso, ci chiediamo come stiano insieme il proclamato impegno verso la raccolta differenziata con questi dati.

Non stanno per niente insieme, anzi fanno a pugni. Iren lamenta la difficoltà di gestire il recupero di alcune plastiche, per cui la soluzione più semplice è quella di “recuperare” energia da queste sostanze plastiche che, come ben sappiano, bruciano molto bene, avendo un alto potere calorifico. Teniamo presente che i rifiuti per legge non possono essere bruciati se non hanno un certo potere calorifico, al di sotto del quale non si può andare. Lo spauracchio di Iren è naturalmente quello di trovarsi a che fare con un rifiuto non combustibile, umido, povero di materie ad alto potere calorifico. Così ha pensato di risolvere alla radice il problema. La plastica se la tiene per la bocca del forno, e tanti saluti al riciclo.

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E' ovvio che questa situazione grida vendetta ma noi ci limitiamo a questa considerazione. A Vedelago, il tanto vituperato centro riciclo, a cui fa spallucce l'assessore Castellani (e noi cominciamo a capire il perché), tutta questa plastica, e per tutta intendiamo il 100%, viene, invece che bruciata, introdotta in un macchinario chiamato “estrusore”, il quale non fa altro che mischiarla, omogeneizzarla senza alcuna combustione, producendo infine una materia denominata “prima seconda” oppure “granulo”, oppure “sabbia sintetica”che viene poi venduta sia all'industria dello stampaggio plastico che a quella delle costruzioni.

Dai rifiuti insomma, che non costano nulla, si ricava un guadagno, rappresentato dalla vendita di questo prodotto molto richiesto per il suo costo inferiore rispetto alla plastica vergine. Pensate che perfino la Piaggio, da Pontedera, sta facendo l'occhiolino a questa plastica, meno costosa, per produrre parti della Vespa. Eccoci alla domanda. Aldilà della costruzione dell'inceneritore, perché anche Parma non si dota di questo macchinario chiamato estrusore, che costa meno di 5 milioni di euro, per ricavare dalla plastica un guadagno invece che inserirla nel capitolo delle spese?

Coma mai viste la vacche magre non si decide già ora, da subito, questa modalità alternativa che porterebbe con sé non solo un guadagno per la vendita della sabbia sintetica ma un grosso risparmio perché ridurremmo le quantità di rifiuti da portare fuori Provincia? Una domanda semplice semplice a cui chiederemmo, sommessamente, una risposta.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

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