Green Money, Forni patteggia 2 anni per corruzione e peculato

Seconda sentenza, dopo quella per Norberto Mangiarotti, per l'inchiesta sulle tangenti nel verde pubblico: secondo le accuse l'imprenditore ha contribuito a un giro di appalti illeciti con fatture gonfiate

Arrestato il 24 giugno dello scorso anno nell'inchiesta 'Green Money II' della Guardia di Finanza di Parma, Alessandro Forni, imprenditore del verde originario di Sarzana ma attivo a Parma, ha patteggiato due anni di reclusione per corruzione e peculato. E' il secondo patteggiamento nell' ambito dell'inchiesta che, giunta all'udienza preliminare di fronte al giudice Alessandro Conti, lo scorso anno diede una 'spallata' decisiva alla giunta del sindaco Pietro Vignali che, in autunno, presentò le dimissioni travolto dagli scandali scoperti dalla magistratura inquirente.

La prima pena concordata (pure a due anni di reclusione) è stata quella di Norberto Mangiarotti, finito in manette con le stesse accuse nel corso del blitz del 24 giugno. Stando ai capi d'imputazione, Forni attraverso le sue società Verdissimo e Mondo Verde ha contribuito al giro di appalti illeciti con fatture 'gonfiate' o con fatture emesse a fronte di lavori inesistenti. Per la procura di Parma, l'imprenditore del verde (già arrestato e giudicato nell'ambito della prima tranche dell'inchiesta per corruzione 'Green Money I') era uno dei terminali del giro da 470.000 euro di lavori fittizi o eseguiti a prezzi altamente aumentati creato dagli ex dirigenti comunali Emanuele Moruzzi e Carlo Iacovini (quest'ultimo componente dello staff personale del sindaco Vignali) allo scopo di 'drenare' soldi dalle casse comunali.

Dello stesso giro faceva parte anche Mauro Bertoli, dirigente parmigiano di Enia (la multiutility dell'energia poi confluita in Iren), cui il Comune di Parma aveva affidato la gestione e l' affido dei lavori di manutenzione del verde pubblico cittadino. Bertoli, stando alle accuse, ha contribuito a sottrarre dalle casse pubbliche circa 230.000 euro sempre attraverso il sistema degli appalti gonfiati o fittizi. Il Gup Conti, di fronte alla richiesta di patteggiamento dello stesso Bertoli a un anno e otto mesi di reclusione (per la quale il pm Paola Dal Monte aveva espresso parere favorevole), ha ritenuto non congrua la pena rinviando a giudizio l'imputato. Il processo comincerà il 28 settembre.

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