Lezione antimafia per i ragazzi della Don Cavalli con Mara Conti

In un'ora e poco più hanno appreso cos'è la mafia e cosa si deve fare per non ignorarla. Non si sono mossi dai banchi e non hanno staccato gli occhi da un'insegnante molto particolare

In un'ora e poco più hanno appreso cos'è la mafia e cosa si deve fare per non ignorarla. Non si sono mossi dai banchi e non hanno staccato gli occhi da un'insegnante molto particolare i ragazzi delle classi terza C e terza D della media Don Cavalli. A tenere una vera e propria "lezione antimafia" presso la sala teatro della scuola Don Milani (che ha ospitato l'incontro), è stata Mara Conti, una madre coraggio che porta sulle spalle con grande dignità il peso di una vita segnata dalla mafia, anzi dalla ndrangheta. Alla lezione - organizzata nell'ambio del progetto "Con-cittadini con legalità", promosso da regione Emilia Romagna, Comune di Parma e istituti scolastici in collaborazione con l'associazione Libera - ha assistito anche il vicesindaco Nicoletta Paci, insieme alle insegnanti delle due classi e ad Antonio Pignalosa, del Coordinamento di Libera a Parma.

" Cosa potete fare voi qui, come studenti a Parma, per combattere la mafia?", si è chiesta Mara Conti. Ed ha subito risposto: "Il nostro dovere di ogni giorno è vincere l'indifferenza, non voltarci dall'altra parte se vediamo accadere cose strane, o se il compagno di scuola arrogante chiede soldi sotto banco al più debole, perché quello del bullo è il tipico comportamento pre-mafioso". Mara Conti ha quindi raccontato la sua storia senza cedere alla tentazione della retorica o dell'autocommiserazione. E' nata a Bovalino, nella Locride, dove ha vissuto con i genitori e 4 fratelli, località tristemente nota perché nell'epicentro dei sequestri di persona negli anni settanta. Il padre ha fondato una piccola azienda di falegnameria con 15 dipendenti, dove lei lavorava studiando filosofia. Nel luglio 1987 arriva una telefonata, la fabbrica è andata in fumo, incidente doloso, autori ignoti. Ma per certo si sa che la famiglia Tizian non aveva pagato il pizzo. Poco dopo muore il papà per una malattia, la falegnameria continua a lavorare con mezzi di fortuna, Mara ha un figlio di 6 anni e un marito, Peppe, che lavora a Monte Paschi. Il 23 ottobre 1989, arriva un'altra telefonata, questa volta dei Carabinieri: Peppe è stato ucciso in un agguato mentre tornava dal lavoro con la sua Panda.

La famiglia Tizian trova una solidarietà molto fredda, in paese tutti hanno voglia di dimenticare, così si trasferisce a Modena, dove trova ben altro ambiente. Ma il giovane Giovanni si tiene tutto dentro, quasi come se il padre non fosse esistito o come se non fosse successo nulla: "A 19 anni - ricorda Mara - scoppiò in un pianto liberatorio e da lì si è assunto il compito di combattere e denunciare la mafia in nome del padre che ne era rimasto vittima". Così Giovanni Tizian ha cominciato a collaborare con la Gazzetta di Modena e ha scritto libri sulla mafia, ma non per raccontare la sua storia, bensì per denunciare le cosche che operano nel silenzio al nord, a Reggio come a Modena o a Parma, facendo affari d'oro con soldi sporchi, in edilizia e slot machine".

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La sua denuncia coglie nel segno e il giornalista Giovanni Tizian, minacciato di morte per telefonate intercettate, vive con la scorta dal 2011.
Ai ragazzi che le hanno chiesto se non ha paura, Mara risponde: "La paura c'è sempre soprattutto dove non c'è verità. Grazie all'incontro con don Ciotti - ha ricordato - siamo entrati nella grande famiglia di Libera, questo incontro ha restituito dignità alla morte di nostro padre e alla fabbrica bruciata, non ci sentiamo più soli. Portate in giro questa che è una storia come tante altre, raccontate, vigilate - ha concluso Mara - non siete voi che dovete avere paura della mafia, sono i mafiosi che temono gli studenti, i cittadini di domani, la garanzia della legalità". Il progetto proseguirà nei prossimi mesi in diverse altre scuole di Parma con rappresentazioni teatrali ed altre iniziative.

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