Tangenti, Jacobazzi accusa i magistrati: "Io trattato come Riina"

In una lettera l'ex Comandante dei Vigili arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulle tangenti nel verde pubblico attacca: "Nel circo mediatico una conferenza stampa vale più di una sentenza della Cassazione"

L'ex comandante dei Vigili Urbani Giovanni Maria Jacobazzi

A poco più di un anno dall'arresto per l'accusa di corruzione, Giovanni Maria Jacobazzi, ex comandante della polizia municipale di Parma - che ha trascorso circa quattro mesi agli arresti tra carcere e domiciliari - ha impugnato la penna e scritto una lettera agli organi di informazione per annunciare il suo ritorno nei carabinieri e lanciare accuse alla magistratura e alla vecchia amministrazione della città emiliana, neppure sfiorata dalle indagini nelle sue posizioni di vertice.

"In un Paese come il nostro - scrive -, dove vige il processo mediatico, contano solo le indagini preliminari. Il processo (quello vero, in aula), nel contraddittorio delle parti, non interessa a nessuno. Quindi, se nella conferenza stampa svoltasi nella mattinata del 24 giugno 2011, dopo il mio arresto in diretta televisiva, gli Inquirenti affermano - condendo il tutto con pesanti giudizi morali - che sono responsabile di reati gravissimi per un pubblico ufficiale (concussione e corruzione), per la collettività quello è un dato acquisito. Nel circo mediatico, la conferenza stampa vale più di una sentenza a Sezioni unite della Cassazione! Ho pure scoperto che, dalla motivazione con cui sono stati premiati i finanzieri che mi hanno arrestato, farei parte di un 'pericoloso sodalizio dedito ad attivita' criminose:  praticamente come per i Carabinieri del Ros che hanno catturato Totò Riina...".

Jacobazzi era finito in manette nel corso del blitz della Guardia di Finanza che aveva eseguito altre dieci ordinanze di custodia cautelare a carico di dirigenti comunali, della società Iren e di imprenditori attivi a Parma. L'ipotesi di reato riguardava un presunto giro di fatture gonfiate e tangenti relative ad appalti comunali per la manutenzione di strade e verde pubblico. In seguito a questi arresti e ai successivi (in manette anche un assessore) la giunta guidata dal sindaco Pietro Vignali si era dimessa. acobazzi era stato incarcerato con l'accusa di aver utilizzato a fini personali i soldi destinati ad alcuni servizi del suo ufficio.

"Ribadisco, fino allo sfinimento - ha continuato -, che non ho concusso né corrotto nessuno. E che, a dispetto di quanto si legge sui giornali, non sono fra i responsabili degli 850 milioni di euro del debito del Comune di Parma. Anche perché, i soldi contestati nei vari filoni (green money 1 e 2, easy money, spot money e C.) - tutti da dimostrare - ammontano a meno di 500 mila euro (l'accusa - ribadisco totalmente infondata - nei miei confronti è per meno di 5.000 euro). Forse bisognerebbe chiedere conto (anche indagando) a chi ha amministrato la città negli ultimi lustri per sapere che fine hanno fatto gli altri 849.500.000 euro che mancano all'appello. Posizioni apicali - incredibile - neppure lontanamente sfiorate dalle indagini!".

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