L'amianto e lo smaltimento, parla Magnani: "Ecco cosa rischiamo..."

Il direttore del Servizio Aziendale: "Siamo nella norma"

L'amianto ha trovato largo utilizzo nei campi dell'edilizia, dell'industria e dei trasporti, sotto forma di innumerevoli manufatti . Era presente nelle frizioni e nei freni degli autoveicoli e dei treni (adesso non più), come materiale isolante, materiali fonoassorbenti, coperture di edifici industriali (Eternit), tubazioni, serbatoi, cassoni e guarnizioni. Inoltre l'amianto è stato utilizzato in maniara insolita per produrre imballaggi, carta e cartoni, pavimentazioni (linoleum) tessuti ignifughi per l'arredamento di teatri e cinema e addirittura nell'abbigliamento. La produzione e la lavorazione dell'amianto in Italia è bandita dal 1992, la sua tossicità è riconosciuta da tempo. Le polveri contenenti fibre di amianto, se respirate, possono causare gravi patologie. Tuttavia si nota ovunque una discreta presenza di amianto soprattutto sui tetti di garage, capannoni e strutture improvvisate. Siamo stati dal professor Francesco Magnani, Direttore del Servizio e Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro dell'Azienda Ausl di Parma, per fare il punto della situazione. Il dottor Magnani ci ha parlato della normativa che ne regola l'utilizzo e delle possibilità di smaltire l'amianto. 

Dottore, cosa dice la legge?

“La normativa - spiega l'esperto - per quanto riguarda la copertura di cemento-amianto, detto anche eternit (dal nome della fabbrica che lo lavorava) è un po' curiosa:  negli edifici sia pubblici che industriali si prevede innanzitutto che ci sia da parte del titolare una valutazione periodica dello stato di conservazione del materiale. Una volta valutato lo stato non più accettabile dell'amianto nella struttura si passa alla seconda fase, ossia la possibile rimozione e lo smaltimento.

Come si smaltisce l'amianto?

"La norma prevede che si intervenga, ovviamente, ma non necessariamente con la rimozione. Esistono tre modi per liberarsi dell'amianto: il primo è costituito dalla rimozione che è ovviamente il metodo più sicuro. La rimozione però deve essere fatta con delle regole precise e soprattutto, ma è quasi superfluo dirlo, da parte di ditte autorizzate iscritte a un albo e che possono cominciare a fare il loro lavoro dopo la presentazione di un piano obbligatorio che deve essere approvato dall’Ausl. La rimozione deve dare ovviamente la garanzia di non disperdere le fibre d'amianto.

La seconda modalità possibile è l’impregnazione con delle resine apposite che bloccano il contatto dell’amianto con l'atmosfera; la terza modalità prevede una sovra copertura che miri a confinare l'inquinante con il resto dell'ambiente attraverso l'utilizzo di barriere che non lasciano passare le fibre. Di solito si fa con un altro materiale ondulato che possa impedire il contatto dell’atmosfera con le fibre in modo da non disperdere l'amianto. Ripetiamo che non c’è obbligo di rimuovere l'amianto anche se questo sarebbe ovviamente il metodo più risolutivo e immediato. Dopo la rimozione però bisogna smaltirlo secondo le norme".

A Parma c'è molto amianto?

“Parma, come tutte le città, ha superfici di cemento-amianto estese. E dal ‘94 che le attività di rimozione e bonifica dei territori con coperture  sono avviate secondo le procedure. L’attività continua con alti e bassi, si mantiene comunque costante. Pian piano l'amianto si sta rimuovendo anche se ne rimane una quantità piuttosto importante. Sarebbe peggio però dare un limite di due o tre anni per eliminare tutto. Così ci sarebbe la corsa alla rimozione e ci sarebbero problemi a smaltire l'amianto perché la cosa più facile sarebbe smantellare tutto a proprio piacimento. Aumenterebbe il rischio di vedere amianto in giro. Lo smaltimento deve essere fatto gradualmente e nel rispetto delle regole. Al contrario, sarebbe un processo incontrollabile”.

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