Scioperi, i lavoratori dello spettacolo protestano davanti al Teatro Regio

Gli stanziamenti del Fondo Unico per lo Spettacolo potrebbero scendere dai 408 milioni di euro del 2010 a 262 milioni nel 2011. I sindacati: "La crisi è solo un pretesto. Il vero obiettivo di questo Governo è la privatizzazione della cultura"

sciopero-spettacolo-teatro-regio-2-1Sciopero stamane dinanzi al Teatro Regio di Parma. Dopo la serrata dei musei, i lavoratori di cinema, teatri, produzioni e postproduzioni televisive e cinematografiche hanno incrociato le braccia per dire no ai tagli alla cultura previsti dalla Finanziaria 2011. I sindacati di categoria SLC-CGIL, FIST-CISL e UILCOM-UIL hanno indetto uno sciopero nazionale della produzione culturale e dello spettacolo, a cui hanno aderito anche associazioni come ANICA e AGIS, chiamando alla mobilitazione i lavoratori di musica, prosa, cinema, un settore che dà lavoro a circa 550mila persone.

I sindacati del settore chiedono soprattutto l’approvazione delle leggi quadro di sistema dello spettacolo dal vivo e cineaudiovisivo, la conferma del rifinanziamento per il prossimo triennio degli incentivi fiscali alle imprese del settore cinematografico (tax credit e tax shelter) e chiedono di riportare il FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) al livello del 2008, vale a dire a circa 450 milioni di euro. La situazione è infatti molto grave, quest'anno gli stanziamenti per il FUS potrebbero scendere a 262 milioni di euro, contro i 408 di del 2010 e questo porterebbe ad una crisi non più controllabile nel settore.

Secondo i sindacati di categoria, un governo che non investe in istruzione, in cultura e nelle infrastrutture tecnologiche non ha a cuore il futuro del Paese. La crisi è solo un pretesto, il disegno di questo governo è politico e tende alla implosione del sistema con l’obiettivo della privatizzazione della cultura. Occorre invece battersi fino in fondo perché questi settori abbiano i dovuti finanziamenti, le adeguate leggi di sistema e la definizione di una rete protettiva per i lavoratori. Ribadiamo che la produzione culturale e lo spettacolo, oltre a garantire migliaia di posti di lavoro, sono un forte volano di economia e un fondamentale strumento di coesione sociale.

Dinanzi al luogo simbolo della cultura a Parma, i manifestanti hanno distribuito un volantino con cui hanno inteso informare la cittadinanza delle loro ragioni e della piattaforma rivendicativa dei sindacati di categoria. Contestualmente le voci registrate dei professionisti della cultura, hanno declamato l’elenco proposto da Abbado a “Vieni via con me”.

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