La ripresa che non c'è: nel 2014 calano Pil e produzione industriale

Cgil: "Oggi, a commento dei dati sul primo trimestre 2014 dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro della Provincia di Parma , non si può che scrivere che “la ripresa non parte e la disoccupazione aumenta”

Lo scorso 14 aprile, dopo la presentazione dei dati 2013 dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro della Provincia di Parma (un prezioso lavoro, quello dell’Osservatorio, che non vorremmo andasse disperso nel frullatore del nuovo assetto istituzionale), la CGIL di Parma aveva commentato il report in un comunicato dal titolo “La ripresa che non c’è”. Oggi, a commento dei dati sul primo trimestre 2014, non si può che scrivere che “la ripresa non parte e la disoccupazione aumenta”.

I piccoli segnali di miglioramento dell’ultimo periodo del 2013 sembrano infatti svaniti. Nella nostra provincia il PIL nel 1° trimestre 2014 è diminuito (-0,1%) e la produzione industriale è tornata negativa (-1,5% a saldo). In sostanza anche a Parma c’è un calo della crescita come del resto avviene a livello nazionale, dove, come dicono i dati diffusi nei giorni scorsi, si registrano peggioramenti sia sulla crescita del PIL -che probabilmente si assesterà tra lo 0% a 0,3% nel 2014- sia nella disoccupazione, che si attesta al 13,6% (mentre quella giovanile 15/24 anni è al 46%).

I dati provinciali sono preoccupanti, la speranza di una crescita si è spostata al 2015; i disoccupati (ILO) sono 16.000, le persone registrate presso il CPI sono 23.218. La percentuale di disoccupazione nella nostra provincia è al 7,5%, in incremento verso il 7,8%.

Nel dettaglio, l’occupazione rispetto all’ultimo trimestre 2013 è aumentata dello 0,6% a fronte della crescita delle cessazioni (+1,7%): il saldo, negativo, è di 644 rapporti di lavoro persi (di cui 314 femminili). In particolare, a saldo: -250 nel commercio, -258 nelle costruzioni, -153 nell’industria, -115 nel settore alberghiero e nei ristoranti; un lieve incremento c’è stato nei servizi (+72) e nell’agricoltura (+30). Un incremento dell’occupazione si è registrato, per effetto dei processi di esternalizzazione, nell’area della logistica.

Preoccupante è poi l’occupazione giovanile: nel 1° trimestre 2014 le assunzioni di giovani rispetto al trimestre precedente sono diminuite (-2,5%) con una disoccupazione del 22,8% a livello provinciale. Negativo anche il dato relativo alle cessazioni a saldo tra imprese iscritte e cessate (-391 nel 1° quadrimestre 2014, le imprese perse in tutto il 2013 erano 353). Infine, per quanto riguarda le ore di CIG complessivamente autorizzate nel 1° trimestre 2014, fotografano un incremento che oscilla tra il 53 e il 54%, con un rischio di perdita di 2000 posti di lavoro nei prossimi mesi.

“Da questi dati –spiega Giuseppe Braglia, responsabile Mercato del Lavoro della segreteria confederale CGIL Parma- emerge che il contesto socio economico è complesso e preoccupante. Più volte è stato rimarcato che questo territorio ha le potenzialità, le risorse e le competenze per rilanciare la crescita occupazionale e l’economia. Tutte le parti sociali hanno forti responsabilità nel trovare, in una logica di nuova coesione sociale, le idee, i progetti, le strategie e le proposte per una nuova fase di rilancio dell’economia e dell’occupazione nel nostro territorio. Da tempo la CGIL di Parma ripete che occorre fare sistema, attivare un confronto con tutte le parti sociali per aprire una nuova fase che definisca un nuovo modello di sviluppo, una nuova competitività che sia in grado di attivare strategie di specializzazione intelligente e di innovazione del sistema produttivo che contengano le garanzie per una contrattazione inclusiva, che valorizzi il lavoro e le competenze presenti, che investa nella formazione permanente”.

“La CGIL di Parma – conclude Braglia- da tempo è pronta alla sfida e torna a sollecitare tutte le forze sociali, le istituzioni, il sistema creditizio, le associazioni, affinché si apra un tavolo di confronto comune per costruire un nuovo percorso di crescita, un nuovo modello Parma, una nuova speranza per le imprese, per i lavoratori, per i disoccupati, per i giovani, per gli anziani, per chi è precario, per chi è in difficoltà. Questo non è solo doveroso, ma una responsabilità di tutti”.

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