Allarme lupi in Appennino? Rete Ambiente: "Gli animali selvatici hanno diritto ad esistere"

Dopo le dichiarazioni di Riccoboni, sindaco di Albareto sulla pericolosità dei lupi nel territorio provinciale, alla risposta di Oipa si aggiunge anche quella dell'associazione: "L'impressione è che tutta la storia sia montata dalle associazioni venatorie e dai contatti che hanno con gli amministratori di cui sono elettori"

La questione della pericolosità dei lupi nel territorio provinciale mossa dal sindaco di Albareto continua a sollevare critiche. Dopo la risposta di Oipa, associazione in difesa degli animali ora arriva anche quella di ReteAmbiente Parma, rete di comitati in difesa dell'ambiente. 

Ecco la risposta di ReteAmbiente Parma: "Al lupo, al lupo! Sempre più di frequente si legge sulla stampa di avvistamenti di lupi e segnalazioni di impronte che testimoniano il loro passaggio vicino ai centri abitati, quando non addirittura si riportano le denunce presentate per animali domestici sbranati. Una percezione di allarme e di paura sembra attraversare le valli delle nostre montagne, per essere poi ripetuta ed allargata nelle osterie dei paesi.

Il sindaco di Albareto si è messo alla testa di una cordata di 16 comuni delle valli di Taro e Ceno, richiedendo l'intervento delle istituzioni per poter abbattere i lupi. 

L'allarme, dopo l'intervento della Forestale, si è ridotto a proporzioni normali; fatta eccezione per qualche animale d'allevamento perso i cui allevatori godranno degli appositi risarcimenti, qualche incontro imprevisto col lupo (che è stato il primo a scappare), qualche cane da caccia ucciso perché magari è andato a rovistare vicino alle loro tane.

Il lupo, come si sa, ha una funzione fondamentale nella regolazione della popolazione di animali selvatici. Cacciando preferibilmente ungulati e cibandosi dei capi più deboli e malati, ne limita il numero, evitando così che si sviluppino infezioni virali che possono estendersi anche agli animali d'allevamento. Vive in branco, guidato da una coppia dominante, la coppia alfa, che è l'unica che può riprodursi e quindi la popolazione cresce in modo molto limitato. 

L'impressione è che tutta la storia sia montata dalle associazioni venatorie e dai contatti che hanno con gli amministratori di cui sono anche elettori.

E' chiaro che se, fino a ieri, i cacciatori erano abituati a battute al cinghiale con bottini inusitati e a gareggiare tra loro per quantità di capi abbattuti, ora hanno un competitore. Anche il lupo si ciba preferibilmente di cinghiali e non vede di buon occhio che i segugi li stanino al posto suo. 

Da uno studio della Provincia di Arezzo risulta dalle feci che il lupo si ciba preferibilmente di ungulati selvatici (91%), di piccoli roditori (5%) e di pecore od altro (4%)

Da diversi anni la Provincia di Parma, in accordo con la Regione Emilia-Romagna, provvede a risarcire gli animali da allevamento uccisi da lupi, in tempi relativamente celeri, previa certificazione che l'attacco sia effettivamente opera loro. Il risarcimento è previsto per la perdita di bovini, caprini, cervidi, suini ed equini.

Anni fa furono anche stanziati 250 mila euro per un progetto pubblico finalizzato a offrire agli allevatori la possibilità di installare recinzioni elettrificate sia fisse che mobili. In merito ai cani da caccia sbranati in massa, lo stesso Corpo Forestale dello Stato provinciale ridimensiona il problema. Non è il caso di gridare al lupo. 

Una società ideale è quella dove anche gli animali selvatici hanno diritto all'esistenza, se vogliamo che mantengano il ruolo di presidio della natura".  Giuliano Serioli e Paolo Mozzoni 

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