Mafia a Parma, Libera: "Lavori edili, accordo tra siciliani e calabresi"

Report 2012. La criminalità organizzata conta "su connivenze saldate con colletti bianchi, e insospettabili, canali istituzionali". Anche a Parma. Gli incendi a cave e auto non sarebbero casuali. Primato per il riutilizzo dei beni confiscati

L'incendio doloso alla cava di Torricella di Sissa

Mosaico di mafie. E antimafie. Il dossier 2012 sui numeri del radicamento sul territorio emiliano-romagnolo presentato a Bologna la scorsa settimana parla di una 'lavanderia regionale' dedita al riciclaggio di denaro sporco. Lavoro nero, caporalato e contraffazioni di marchi di qualità peggiorano il panorama. Lo scenario immortalato dal documento sulle mafie redatto dall'osservatorio sull'informazione contro le mafie della Fondazione Libera Informazione insieme all'assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna descrive la metamorfosi del sistema malavitoso del territorio. Una metamorfosi che coinvolge anche il parmense.

“Se ancora dodici mesi fa parlavamo di ‘allarme che suonava’, afferma nel dossier il presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna - oggi parliamo di radicamento. Le mafie qui fanno affari. Sparano e uccidono di meno, ma investono e ripuliscono montagne di soldi frutto di ogni tipo di illeciti. Fanno usura a tassi anche del 150% solo per costringere imprenditori, commercianti e artigiani alla resa e poter entrare in aziende che diventano la faccia pulita delle organizzazioni criminali. Mafie che contano su connivenze saldate su 'colletti bianchi, e insospettabili, canali istituzionali, mondo dell’impresa e delle professioni”.

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MAFIA A PARMA. La città di Parma citata più volte nel report Mafie in Emilia-Romagna, i numeri del radicamento, non è immune a questo fenomeno. Si tratta di un circolo di denaro. Che va da nord a sud, da sud a nord. E a volte migra anche in Europa e Sudamerica. “Si possono comprendere le utilizzazioni dei proventi delle attività criminali svolte al Nord attraverso ciò che – secondo il dossier - si vede sorgere nel crotonese: può trattarsi di porti, attività relative alla produzione dell’energia cui proventi possono ripartire per il Nord sotto altra veste e forma”. Si perdono così le tracce delle transazioni economiche. Nel riciclaggio del denaro sporco infatti l’Emilia-Romagna è stabilmente posizionata tra il 4° ed il 5° posto. Parma risulta tra le province coinvolte in questo turbinio come rilevato anche durante le audizioni della Commissione parlamentare antimafia.

“Una conferma – recita il documento - viene da quanto riscontrato nel corso di diverse inchieste che, pur se incardinate in Sicilia, sono arrivate a Parma. Nel 2011 un provvedimento di sequestro colpisce alcuni beni mobili e immobili tra Agrigento e Parma, ritenuti di proprietà di esponenti della famiglia Panepinto di Bivona, in provincia di Agrigento. Interessante notare che nel caso di specie finiscono sotto chiave ben sei imprese che si occupano di trasporti, produzione di cemento e movimento terra”. Conferma che arriva anche dalle ispezioni ai cantieri pubblici effettuate dalla Dia: “Dalla suddetta attività è, infatti, risultato che una S.p.A., con sede legale in provincia di Reggio Emilia, era emersa come vittima di reato nell’ambito dell’indagine denominata “Caronte”, svolta dalla Compagnia Carabinieri di Cefalù (PA)”.

LAVORI EDILI, SPARTIZIONE TRA SICILIANI E CALABRESI. “Operazione avviata nei confronti di 39 soggetti ritenuti responsabili di associazione per delinquere di tipo mafioso, ove la società in esame risultava essere stata costretta, mediante l’intimidazione da parte di cosa nostra a concedere il trasporto dei materiali ed il movimento terra a imprese imposte dall’organizzazione criminale. In tale contesto, è emerso un accordo tra i sodalizi siciliani e quelli calabresi, per la gestione e la spartizione dei lavori edili a Parma per il tramite della citata Società per Azioni”. Gli incendi a cave, cantieri ed auto non sarebbero quindi casuali. Bensì, secondo l’analisi svolta da Libera, strumenti per far pressione sugli imprenditori. Ricordando che: “Una decina circa tra autocarri e furgoni di imprese prevalentemente impegnate nel settore edile sono stati bruciati in questi ultimi mesi; da Reggio Emilia a Codemondo, da Reggiolo a Sissa nel parmense, dove alcuni imprenditori hanno visto i propri automezzi saltare per aria”.

BENI CONFISCATI: PARMA AL TOP. Anche l’industria agroalimentare parmigiana sarebbe stata, secondo il report, da tempo inglobata nel business criminale: “La capacità dei boss di in questo settore – rileva Libera - riguarda a Parma tutti gli aspetti: dalla produzione alla commercializzazione, dall’imposizione dei prezzi, al controllo del trasporto fino alla grande distribuzione”. Il tutto in una città che presenta il primato del riutilizzo dei beni confiscati. Tutti gli immobili sequestrati nel parmense sono stati infatti consegnati agli enti locali e destinati all’uso sociale. Una perla di virtuosismo dalla quale ripartire.

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