Mamma licenziata per foglio non consegnato: "Chiedo solo giustizia"

La testimonianza di Gabriella Longobardi, madre di 2 figli, licenziata nel 2007 per non aver consegnato la richiesta di astensione facoltativa post-partum. Una lunga battaglia legale per il reintegro

Gabriella Longobardi

Cinque lunghi anni passati con sensazione di incertezza, mancanza di giustizia e nella morsa della burocrazia. Gabriella Longobardi, sposata, madre di due figli e residente a Parma dal 1998, è stata licenziata per non aver consegnato un documento. Una storia che colpisce non solo per gli sviluppi legali ma per le vicissitudini famigliari sobbarcate sino a oggi. Gabriella venne assunta nel 2000 con contratto a tempo indeterminato in una nota azienda di Parma.

Nel 2003 la prima gravidanza e la richiesta di 4 mesi di aspettativa non retribuita per impossibilità a effettuare mansioni dal notevole sforzo fisico. Nel 2007 la seconda gravidanza, al termine della quale, dopo il periodo previsto per legge, Gabriella intese usufruire dell'astensione facoltativa post-partum. Erroneamente convinta di aver consegnato il documento, Gabriella si vide recapitare a casa una raccomandata il 20 luglio 2007 per conoscere le ragioni dell'assenza ingiustificata prolungata.

MAMMA LICENZIATA PER UN FOGLIO: IL VIDEO

Da quel momento un susseguirsi di telefonate per parlare col capo del personale e spiegare la situazione. Dopo una settimana di silenzio una raccomandata che comunicò il licenziamento per giusta causa senza preavviso, il 28 agosto 2007. Nulli i tentativi di risoluzione tra le parti data la mancata presentazione dell'azienda all'incontro di conciliazione previsto per l'11 dicembre dello stesso anno. Una situazione critica segnata anche da tragiche vicissitudini famigliari che accentuarono il malessere della donna, la cui depressione venne diagnosticata già dopo la prima gravidanza.

"Abbiamo trovato un muro davanti a noi, nessun sostegno dai sindacati, dalle associazioni e neanche solidarietà dai colleghi. Tante difficoltà anche a trovare un avvocato che prendesse in carico la causa, appena sentivano il nome dell'azienda si tiravano indietro", racconta. Un lungo iter cercando di districarsi da soli tra burocrazia, leggi e sentenze con precedenti analoghi, come la n.10531 del 1 giugno 2004 con cui la Cassazione stabilì che "il licenziamento della lavoratrice madre durante la gravidanza o prima del compimento di un anno d'età del bambino è nullo".

Nonostante la buona condotta lavorativa della donna con totale assenza di sanzioni verbali o scritte, l'attestazione, in data 7 gennaio 2010, dal Ctu del Tribunale Dante Di Camillo che il quadro psicopatologico ha avuto "caratteristiche tali da giustificare dimenticanze o vuoti di memoria condizionandone negativamente l'efficienza socio-lavorativa", il ricorso per la richiesta di reintegro venne respinto il 14 settembre 2010 dal giudice Giuseppe Coscioni. Si tratta dello stesso giudice immortalato, tra gli altri, nella famosa foto del 3 dicembre 2010 pubblicata su "La Voce di Parma" il 12 aprile 2011, ritraente giudici e avvocati insieme a cena, a cui seguì una denuncia al Csm.

All'appello presentato al Tribunale di Bologna previsto per il 30 maggio 2013, la donna ora chiede un'anticipazione dell'udienza. Le motivazioni un solo stipendio da 1500 euro per vivere mantendendo due figli, di 9 e 5 anni, pagando un mutuo mensile di 730 euro, e le rette scolastiche per 150 euro. Negli anni tanti tentativi falliti di trovare una nuova occupazione: le criticità famigliari e anche, in un caso, pregiudizi subiti per la battaglia portata avanti, hanno tagliato fuori Gabriella dal mondo del lavoro. La sua speranza ora è di ottenere un'anticipazione dell'udienza. "Non voglio risarcimenti, voglio solo il mio lavoro, non ritengo di aver fatto nulla di così grave per meritare tutto questo – afferma Gabriella –. Se l'appello non dovesse andare a buon fine non mi arrenderò e andrò avanti. Voglio solo che sia fatta giustizia, non chiedo altro".

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