Omicidio Guarino, il pentito Manco: "Così tentammo di ucciderlo"

Le dichiarazioni del superpentito di camorra, Peppe o' mostro, consentono di ricostruire l'agguato del 2005 al ras di Barra deciso dalla famiglia Aprea in seguito alla rottura con gli "scissionisti" del clan Celeste

arresto-camorra-lena-apreaL'agguato del 2005 a Raffaele Guarino fu deciso dalla famiglia Aprea, clan capofila di Barra (quartiere della periferia est di Napoli). Gli Aprea vollero dare un segnale della loro leadership sul territorio in seguito all'alleanza stretta dal ras Raffaele Guarino con gli "scissionisti" della famiglia Celeste, ostile agli Aprea. E' in questo contesto che si colloca l'agguato a Raffaele Guarino, di cui darà una precisa testimonianza il pentito di camorra, Giuseppe Manco, in un interrogatorio del 19 maggio 2009. Peppe o' mostro, così è detto Manco, dichiara:

"Pasquale Aprea, tornato a casa dal colloquio tenuto con Vincenzo Aprea al carcere di Tolmezzo dov’era stato dato l’ordine di eliminare Raffaele Guarino, parlò con me, con Vincenzo Salzano e con Vincenzo Acanfora di tale decisione. Nell’occasione egli però non riferì nulla a Giovanni Aprea perché sapeva che questi non avrebbe condiviso la decisione".

Il boss Giovanni Aprea, soprannominato “Punt ‘e curtiello”, fu tenuto allo scuro dai fratelli della decisione di uccidere Guarino perchè era nota la sua inclinazione a conciliare con gli altri capo clan.

"Fu pianificato pertanto l’omicidio di Raffaele Guarino ad opera di Pasquale Aprea con la complicità di Lena Aprea (nella foto mentre viene arrestata 9 giorni fa, ndr), Ciro Prisco, Vincenzo Salzano e Lorenzo Acanfora - continua Manco. La decisione fu di Pasquale Aprea e Vincenzo Aprea. Lorenzo Acanfora fu incaricato da Pasquale Aprea di fare da specchiettista insieme a Ciro Prisco in quanto dovevano avvisarlo dell’arrivo di Raffaele Guarino. Questi era stato attirato da Lena Aprea presso la sua casa con la scusa di ricevere un bonus (una somma ulteriore di guadagno sulle sue competenze in occasione della maggiore vendita di droga nelle festività natalizie) e ivi si era recato unitamente a Vincenzo Salzano, che era a conoscenza del piano".

"Avevo scommesso due torte con Vincenzo Acanfora - conclude il pentito - sulla buona riuscita dell’omicidio. Effettivamente Raffaele Guarino cadde nella trappola. Pasquale Aprea gli sparò diversi colpi ma questi, pur essendo stato colpito per ben cinque volte, si dette alla fuga da corso Sirena al corso Bruno Buozzi percorrendolo nel senso contrario a quello di marcia. Infine, Guarino riuscì addirittura ad affrontare Pasquale Aprea tirandogli una sedia addosso e schiaffeggiandolo. Nella circostanza Pasquale Aprea fu poi colpito da un secchio d’acqua gettatogli addosso dal titolare di un negozio di giocattoli sito al corso Bruno Buozzi, ad angolo con via Domenico Minichini a Barra".

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