Thuram: "Nessuno nasce razzista: i politici fomentano l'odio"

Fermare le partite? Potrebbe essere la soluzione giusta ma la gente pensa ai soldi e non a combattere il razzismo"

Lilian Thuram con Ernica, Michele e Pietro Pizzarotti

E' stato sovrastato dall'abbraccio degli studenti dell'Ipsia e di qualche nostalgico che a Parma lo ha visto protagonista. Quando giocava a calcio e vinceva, stupiva. Impressionava. Lilian Thuram ha mantenuto lo stesso carisma che aveva in campo. "Razzisti non si nasce, si diventa" è la consapevolezza alla base dell’impegno dell’ex campione del mondo, oggi ambasciatore Unicef nell’educazione contro il razzismo. Ospite del presidente del Parma Pietro Pizzarotti e della fondazione filantropica della sua famiglia il campione francese ha incontrato gli studenti di vari istituti scolastici a conclusione della prima edizione del progetto promosso dall’associazione Le Réseau e realizzato con il sostegno di Fondazione Pizzarotti.

"Credo che l’importante è che ci siano persone di buona volontà, credo che sia molto importante che ognuno di noi deve capire che bisogna denunciare la problematica del razzismo. Molti guardano e nessuno dice niente. Quando sei in uno stadio c’è sempre una minoranza che fa qualcosa di sbagliato e tocca a noi denunciare. Non è normale quello che è successo a Balotelli, neanche quello quello che è successo a un bambino di colore di dieci anni (insultato da una madre sugli spalti). Non si possono accettare cose del genere. Bisogna spiegare a chi sta zitto che sta aiutando qualcuno a fare qualcosa di sbagliato.  In Italia si utilizza ancora il termine multirazziale, ma non è corretto, non credo sia il termine giusto. E’ difficile dire se l’Italia è razzista o meno. Credo che bisogna discutere di queste cose, è importante iniziare a parlarne, in Italia magari c’è gente che sta dicendo che adesso si è arrivati a oltrepassare il limite. Non si nasce razzisti, ma si diventa. Credo che questo sia un problema politico e più lo si porta in piazza, più sembra normale. In Italia ci sono politici che fomentano l’odio. Tante volte si dimentica la storia, anche in Francia hanno perso la vita gli italiani perché erano stranieri. Bisogna dire basta. E’ molto facile, non riesco a capire perché non si fanno passi in avanti. Quando c’erano problemi di razzismo in Italia venivano da me i giornalisti a chiedere il da farsi. Devono essere i giocatori bianchi a dire basta. Tante volte c’è il silenzio e questo silenzio vuol dire tanto. Bisogna dire tranquillamente che questa cosa non si può fare, che bisogna avere rispetto per la gente. Ci sono allenatori che dicono che non hanno sentito niente, tante volte la gente dice che non è razzista, ma cosa si fa contro il razzismo nel concreto? E’ pericoloso questo tipo di comportamento. Bisogna denunciare. Anche i bambini di dieci anni finiscono per insultarsi e per divergere sul colore della pelle. Io credo che questo non sia bello. Bisogna trovare la soluzione.

La soluzione? Io credo che sia molto ipocrita di chiedere alla gente che soffre di trovare la soluzione, bisogna smettere di accettare questo. Sono favorevole alla sospensione della partita, così puoi riflettere e se tu cominci a sospendere le partite la società comincia a prendere posizione. Ma diciamo la verità: c'è gente che pensa al business, e questo pare più importante che combattere il razzismo".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Rapina una donna in piazzale Pablo: 19enne gambiano lo insegue e lo fa arrestare

  • Coltellate sul Frecciarossa, sotto choc il parmigiano che ha difeso la donna: " Usata una cinta per fermare l'emorragia"

  • C'è un'altra Parma sotto terra

  • "L'ho sentita urlare e sono intervenuto. Così ho fermato lo scippatore"

  • Donna accoltellata sul Frecciarossa da un addetto alle pulizie: 44enne di Parma ferito mentre cerca di fermare l'aggressore

  • Truffa del Postamat, la maxi indagine riguarda anche Parma

Torna su
ParmaToday è in caricamento