Sfratti, la storia di Cela. Vittima di una truffa, ora andrà in strada

Ha 51 anni ed è venuto con la famiglia dall'Albania 11 anni fa. Ha sempre lavorato e pagato l'affitto, finchè ha potuto. Ha diritto alla casa del Comune, ma è penalizzato da una falsa dichiarazione della vecchia ditta, sulla quale indaga anche la Finanza

Quella di Cela è una storia triste. Una di quelle storie che fa male sentire ancora oggi, nel 2010, in una città da "podio" come Parma.

Cela Shpetim ha 51 anni ed è venuto dall'Albania a Parma 11 anni fa. Arrivato in città trova lavoro come autista all'interporto e con moglie e due figli prende in affitto un monolocale di 40 metri quadrati, per i quali paga 550 euro al mese. Nel 2007 perde il lavoro di autista a causa delle riduzioni del personale che interessano l'azienda. Allora cominciano le difficoltà, la crisi avanza e invade anche l'Italia, è difficile trovare un lavoro e Cela - disposto a tutto pur di avere un'occupazione - si accontenta di fare le pulizie per una ditta locale, la Cear. Gli offrono però solo due ore al giorno e Cela riesce a guadagnare 170 euro al mese.

Continua a pagare l'affitto fino alla fine del 2009, prosciugando i pochi risprmi messi da parte in anni di duro lavoro. Il 19 gennaio di quest'anno arriva lo sfratto esecutivo e viene buttato fuori di casa. Da allora, da 9 mesi, Cela dorme nel centro di accoglienza di strada Santa Margherita insieme al figlio che ha 19 anni e frequenta l'istituto professionale "Primo Levi", mentre la moglie è al dormitorio Centro Lune di via Saffi. Una famiglia divisa, che vive in strada di giorno e nei dormitori la notte. A questo punto ci si chiede se Cela abbia diritto ad accedere agli alloggi straordinari del Comune.

"Io e la mia famiglia - ci dice Cela - abbiamo il massimo punteggio nella graduatoria di assegnazione, cioè 14 punti. La cosa che risulta poco chiara è che poche settimane fa sono stati assegnati alloggi per casi straordinari a persone - sicuramente in stato di necessità - ma con punteggio inferiore al nostro. Famiglie con 13 punti hanno avuto la casa e noi, che siamo già alla terza volta con il massimo punteggio, siamo ancora fuori. Ma la cosa più grave è che l'assistente sociale, Gabriele Sirocchi, mi ha detto che da fine ottobre non debbo più rivolgermi a lui e che non potremo più andare al dormitorio".

Andando più a fondo nella faccenda della mancata assegnazione della casa a Cela, lo stesso racconta di come la ditta per cui lavorava, la Cear, abbia presentato un Cud falso, dichiarando 26mila euro di retribuzione. Ma come faceva Cela a guadagnare 26mila euro in un anno se lavorava 2 ore al giorno per questa ditta?

"Ho subito denunciato il fatto alla Guardia di Finanza - racconta Cela - e si è scoperto che questa società di pulizie non ha versato neanche un euro di contributi all'Inps. Nella mia situazione ci sono altri 33 operai, tutti in causa con la ditta. Ora ci sono gli avvocati che stanno seguendo la vicenda, ma per questa ingiustizia io e la mia famiglia rischiamo di andare in mezzo a una strada".

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