Si fingevano carabinieri per truffare gli anziani, sgominata banda: due arresti a Parma

Ecco come funzionavano le truffe

Si fingevano carabinieri per truffare gli anziani, approfittando della loro debolezza e facendo leva sull'autorità delle forze dell'ordine. Due persone sono state arrestate a Parma nell'ambito di un'inchiesta che ha visto scattare le manette per cinque persone, che sono state arrestate per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa aggravata in danno di persone anziane.

Gli arresti sono arrivati nella mattinata di lunedì 18 novembre, oltre a Parma, nelle province di Milano e Salerno. I carabinieri del Comando Provinciale di Milano, con la collaborazione dei reparti territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Milano su richiesta della Procura della Repubblica. Si tratta di cinque italiani. Uno era libero. Due erano in carcere a Parma e Eboli (Sa), uno era un sorvegliato speciale con obbligo di firma e l'altro era affidato in prova ai servizi sociali.

L’attività rientra tra le iniziative intraprese dal Comando Provinciale di Milano nel 2015, per far fronte a un consistente aumento delle truffe ai danni di anziani, per la cui commissione spesso i malviventi ricorrevano alla figura del “finto carabiniere”. L'indagine si è concluse con l’operazione Condor dello scorso 8 novembre, con l’esecuzione di 51 misure cautelari emesse dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Gli arresti 

Le investigazioni svolte nel presente procedimento penale, si inseriscono in un più ampio sforzo investigativo coordinato dalla Procura della Repubblica di Milano, che ha individuato due pubblici ministeri specializzati, Giancarla Serafini e Lucia Minutella, dal marzo del 2018 sotto la direzione del Procuratore aggiunto Eugenio Fusco. Nell’ultimo triennio la Procura di Milano, coordinando le indagini dei Carabinieri di Milano, ha ottenuto 14 provvedimenti cautelari che hanno riguardato 25 persone, perseguendo i responsabili di ben 129 truffatori.

L'indagine, avviata nel maggio 2017, ha consentito di individuare un gruppo criminale dedito alle truffe nei confronti di anziani, operante nel Nord Italia, con base operativa in provincia di Milano e strettamente collegato, anche per vincoli parentali, ai vertici della macro associazione dell'operazione Condor. Questo gruppo criminale, infatti, spesso portava i monili in oro sottratti a Napoli, dove poi li cedeva sfruttando i consolidati circuiti criminali evidenziati con l’operazione Condor.

Come funzionavano le truffe: i vari ruoli

All’interno del gruppo criminale i compiti erano rigidamente suddivisi tra i ruoli. C'era il capo dell’organizzazione, che reclutava i telefonisti, istruendoli sulle modalità operative, portando ogni settimana i gioelli rubati con le truffe a Napoli. C'erano due telefonisti, che contattavano telefonicamente le vittime, fingendosi un avvocato o un appartenente alle forze dell’ordine, riferendo che un parente stretto della vittima si trovava in stato di fermo perché coinvolto in sinistro stradale, spiegando che era necessario il pagamento di una somma di denaro in contanti o la consegna di gioielli per la sua liberazione.

C'erano due operativi, che si recavano presso le abitazioni delle vittime, in accordo con il telefonista, presentandosi quale persona inviata dal legale o dal maresciallo, e prelevando materialmente il denaro e/o i preziosi. C'era un tesoriere (indagato in stato di libertà e che risponde solo di associazione per delinquere), che custodiva i profitti dell’attività delittuosa presso la propria abitazione, che metteva talvolta a disposizione del telefonista per effettuare le chiamate alle vittime.

Avrebbero commesso insieme almeno 23 episodi di truffa (di cui 18 consumate/tentate a Milano e 5 a Torino) per un controvalore approssimativo di 260mila euro. L’indagine si è avvalsa altresì delle dichiarazioni rese da un ulteriore indagato, a suo tempo arrestato dal Nucleo Investigativo di Milano per altri reati connessi e già condannato in un procedimento stralcio a 1 anno e 6 mesi.


 

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