Spip, martedì il verdetto. Procura: "Chiederemo il fallimento"

Prevista per il 26 marzo l'udienza per la revoca del concordato. Il debito della partecipata ammonta a 115 milioni di euro. "Se il tribunale deciderà che l'accordo con i creditori non è possibile allora la Procura chiederà il default della società"

Ormai manca poco. Il 26 marzo il tribunale fallimentare si pronuncerà sul caso Spip, la società partecipata del Comune strozzata da 115 milioni di debiti. Il prossimo martedì infatti i giudici saranno chiamati a pronunciarsi sulla revoca della procedura di concordato preventivo. E proprio su questo il procuratore Gerardo Laguardia annuncia che “se il tribunale deciderà che l’accordo con i creditori non è possibile allora la Procura chiederà il fallimento della società”.

L’indagine su Spip riguarda fatti risalenti al 2006. Sotto la luce dei riflettori vi è l’acquisizione dei terreni del comparto Spip2 e Spip3. Le personalità coinvolte dell’inchiesta sono l’ex vicesindaco Paolo Buzzi (Pdl), l’ex presidente di Spip Nando Calestani e l’immobiliarista Paolo Borettini. Secondo l’accusa i terreni Spip2 e Spip3, grazie allo zampino di Borettini raddoppiarono il loro valore nel giro di poche ore provocando un danno enorme per la partecipata del Comune.

All’inizio si parlò di abuso d’ufficio ma Laguardia ha confermato che invece il reato contestato è appropriazione indebita. Un reato per cui i i tempi di prescrizione sarebbero di sette anni e mezzo, quindi il procedimento si concluderebbe in un nulla di fatto. Sempre che appunto il tribunale non decida per la bancarotta. “Se l’inchiesta per appropriazione indebita sulla compravendita di terreni a prezzo gonfiato dovesse trasformarsi in un’indagine per bancarotta fraudolenta – conclude Laguardia- i tempi di prescrizione saranno diversi”.

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