Strage in Sardegna, il Wwf: "Gestione dissennata del territorio, anche nel Parmense"

Progetti come quello della Tirreno-Brennero "rischiano di mettere a ferro e fuoco la Pianura Padana per i prossimi decenni. Non vengono mai fatti mancare soldi e autorizzazioni per costruire nuove strade"

"Nel volgere di pochi giorni la Natura ha inviato all’Umanità una serie impressionante di segnali -si legge in una nota del Wwf di Parma. Il supertifone delle Filippine, lo sciame di tornado nel Midwest americano, e infine la tragedia della vicina Sardegna, testimoniano in modo drammaticamente concreto gli effetti sempre più estremi dei cambiamenti climatici. Non passa ormai anno senza che qualche regione d’Italia debba piangere morti e conteggiare danni, in occasione di fenomeni meteorologici particolarmente intensi. Come Wwf Parma, esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza al popolo Sardo, così duramente colpito.

Un’ulteriore calamità è certamente rappresentata dallo stucchevole rituale del giorno dopo: le lacrime di coccodrillo di politici di ogni livello, che a queste tragedie aprono quotidianamente la strada permettendo, agevolando e finanziando la continua aggressione ad un ambiente sempre più fragile. Sulle stesse pagine, scienziati ed ambientalisti, intervistati e fotografati dallo stesso circo mediatico che li relega in miseri trafiletti per tutto il resto dell’anno, possono solo ripetere la più ovvia delle verità: che questi eventi, lungi dall’essere imprevedibili, non sono che la naturale conseguenza di decenni di gestione dissennata del territorio. 

A tutti i livelli, da quello nazionale alla nostra Provincia, la classe dirigente sembra sempre convinta che la ricetta del progresso debba contenere cemento e asfalto come ingredienti irrinunciabili. Pur in tempi di bilanci pubblici striminziti, non vengono mai fatti mancare i soldi e le autorizzazioni per costruire nuove strade e cementificare altro suolo. Basti pensare al fiorire di progetti (contro cui il WWF ed altre Associazioni si stanno da tempo mobilitando) come la Tirreno/Brennero, la Cispadana, la Cremona/Mantova e tanti altri, che rischiano di mettere a ferro e fuoco la Pianura Padana per i prossimi decenni. 

Si finge invece di dimenticare che la quasi totalità del territorio nazionale, così come di quello del Parmense, è ufficialmente classificato a rischio idrogeologico. Ce lo ha ricordato, solo pochi mesi fa, l’emergenza frane sul nostro Appennino, le cui cicatrici sono tuttora ben visibili. Le ruspe sono ancora al lavoro per rimuovere versanti franati, demolire edifici lesionati e riparare strade sgretolate. Su tutto il territorio, ci sarebbe bisogno di una miriade di piccole opere preventive di tutela, risanamento e messa in sicurezza, ma le risorse non si trovano mai. Eppure, il costo sarebbe infinitamente inferiore a quello di riparazioni e ricostruzioni, per non parlare delle implicazioni umane e sociali. Ma si tratta evidentemente di una pietanza troppo leggera per il formidabile appetito della lobby dell’asfalto e della robusta rete di potere – non solo politico, ma anche finanziario e mediatico - che la sostiene".

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