Casa: Tremonti inaugura il "social house", ma la gente dorme in strada

Continua l'emergenza abitativa a Parma. Il progetto del Comune risponde solo alle esigenze di una fascia a reddito intermedio. La Rete Diritti pone il problema degli sfrattati e di quelli che hanno perso il lavoro

La situazione "Casa" che si va delineando a Parma è alquanto paradossale. Da un lato il progetto del social housing, per il quale si è scomodato persino il ministro dell'Economia Tremonti, dall'altro un numero crescente di persone, italiani e non, che vivono per strada, negli stabili occupati abusivamente, nelle cantine o nei dormitori.

Bè il paradosso è che queste due realtà non si incontrano, non si parlano e non si vedono neanche da lontanto.

Parma Social House è un progetto sicuramente meritorio ed di avanguardia a livello nazionale che, come recita il comunicato dell'amministrazione, nasce "per offrire alloggi a quella fascia intermedia di famiglie, oggi molto ampia, che dispone di redditi superiori a quelli che consentirebbero di accedere agli alloggi Erp, ma non sufficienti per rivolgersi al libero mercato immobiliare".

La Rete Diritti in Casa è un' associazione che svolge un lavoro encomiabile nel raccogliere le istanze di coloro che sono sotto sfratto o letteralmente per strada, e molte persone a causa della crisi hanno perso il lavoro ed ora, con mogli e figli, sono al limite della sopravvivenza. La Rete, dicevamo, è a favore del progetto Parma Social House, ma ritiene prioritaria la sistemazione - in alloggi di edilizia residenziale pubblica - di coloro che vivono per strada o negli stabili occupati. Per intenderci loro dicono: "Risolviamo prima il problema di chi ha un reddito minimo o inesistente e poi aiutiamo la fascia medio-bassa secondo i canoni del social housing".

Ecco spiegato il paradosso. La vera domanda è: si incontreranno mai queste due istanze?

Di seguito pubblichiamo alcuni passaggi dei comunicati ufficiali del progetto "Parma Social House" e dell'associazione Rete Diritti in Casa.

Tremonti inaugura "Parma Social House"

852 alloggi: 265 in affitto a canone sostenibile, 182 in affitto con previsione di riscatto all’ottavo anno e 405 in vendita a prezzo convenzionato. Questi i numeri della prima fase di attuazione del progetto Parma Social House, il più grande intervento di edilizia sociale realizzato in città, che nel suo complesso prevede, nei prossimi anni, la realizzazione di circa 2.400 alloggi “sociali”.

Parma Social House è il primo esempio, a livello nazionale, di concretizzazione del Piano Casa varato dal Governo nel 2009.
Il progetto prevede interventi su sette aree della città, per offrire alloggi a quella fascia intermedia di famiglie, oggi molto ampia, che dispone di redditi superiori a quelli che consentirebbero di accedere agli alloggi Erp, ma non sufficienti per rivolgersi al libero mercato immobiliare.
L’housing sociale è rivolto principalmente a: giovani coppie, nuclei monogenitoriali, famiglie numerose, famiglie con anziani o disabili, con l’obiettivo di offrire un contesto abitativo e sociale dignitoso, all’interno di un ambito ricco di relazioni umane e comunitarie.

“Ero convinto che per realizzare questo progetto servisse molto più tempo, e che un’operazione del genere partisse da Milano. Invece mi sono dovuto ricredere, e Parma ha battuto Milano uno a zero, palla al centro. Ora sarebbe importante che queste iniziative si sviluppassero anche al sud”, ha affermato il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso della presentazione del progetto “Parma Social House”.

La Rete Diritti in Casa va avanti a occupazioni e proteste

A Parma prosegue ormai da due settimane l’occupazione dello stabile in via Bengasi, occupazione che ha dato la casa inizialmente a una ventina di persone, tra famiglie e lavoratori, e oggi si trova al massimo della capienza con circa il doppio delle persone. Tutte situazioni di emergenza, famiglie sfrattate, persone che hanno perso il lavoro e la casa, persone che chiedono alla Prefettura e al Comune, insieme alla Rete Diritti in Casa, una soluzione abitativa degna e stabile e l’apertura immediata di un tavolo di emergenza che tratti del problema abitativo a Parma.

Dal giorno dell’occupazione decine di persone, sotto sfratto o senza casa, si sono rivolte al nostro sportello in cerca di una speranza, desiderose di intraprendere una battaglia per i propri diritti, persone che per anni hanno lavorato, sono state sfruttate, hanno versato le tasse in questo paese. Chiedono solo ciò che gli è dovuto: casa, reddito, dignità per tutti.

Intanto a Brescia continua la protesta degli immigrati che da quasi due settimane si trovano in cima ad una gru in piazzale Cesare Battisti. La loro iniziativa è stata il seguito dello sgombero da parte della polizia di una manifestazione per la regolarizzazione di coloro che hanno presentato richiesta di sanatoria nel 2009.

La Rete Diritti in Casa annuncia per domani, venerdì 12 novembre, un presidio davanti alla Prefettura a partire dalle ore 17 per esprimere solidarietà agli immigrati di Brescia e per continuare la protesta per il diritto alla casa a Parma.

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