Truffa dei malati immaginari: tre condanne e 16 rinvii a giudizio

Al centro dell'inchiesta un imprenditore di un'azienda che si occupa di impiantistica a Fidenza: in aprile scattarono sette arresti

Tre condanne e sedici rinvii a giudizio. Sette delle persone che andranno a processo, tra le quali un commercialista parmigiano, sono accusate anche di associazione a delinquere. Nel mese di aprile l'inchiesta, incentrata su un presunto sistema illecito che sarebbe stato messo in piedi per guadagnare sui crediti inesistenti dei dipendenti in malattia o con contratti di solidarietà, portò a sette arresti. Le indagini della Finanza, che partirono nel 2015, arrivarano a scoperchiare un sistema complesso che avrebbe permesso a due piccole aziende di guadagnare soldi grazie all'ottenimento di compensazioni non dovute da parte dello Stato. 

L'inchiesta

Malattie e contratti di solidarietà finti per truffare lo Stato, guadagnando sul versamento delle trattenute previdenziali e fiscali per i dipendenti che, in casi di attivazione degli armotizzatori sociali, sono inferiori rispetto a quelle da versare per un lavoratore, assunto regolarmente. I finanzieri di Parma, dopo tre anni di indagini, sono riusciti a sgominare un'organizzazione, composta da imprenditori e professionisti, che si occupava di gestire tutte le operazioni, che hanno portato ad un danno erariale enorme per lo Stato, stimato in 2 milioni e 600 mila euro. Un imprenditore di una ditta di Fidenza che si occupa di impiantistica industrial, è finito in manette: sei consulenti sono stati messi agli arresti domiciliari: in altre 6 città ci sono state perquisizione. Gli indagati, oltre ai sette arrestati, sono in totale 26. 

L'Operazione 'Paga Globale'

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Parma hanno eseguito un'ordinanza di misura cautelare e un decreto di sequestro preventivo emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Parma, su richiesta della Procura della Repubblica di Parma, nei confronti di un sodalizio criminale che ha messo in atto i reati di frode fiscale e di truffa ai danni dello Stato.

Sette arresti

L’ordinanza ha portato all’arresto, in custodia cautelare in carcere, di un imprenditore di origini campane, stabilmente operante nel territorio parmense nel settore della impiantistica industriale, e di altre sei persone ristrette agli arresti domiciliari, a vario titolo coinvolte nella vicenda. Tra quest’ultimi, figurano cinque professionisti, di stanza nel napoletano ma operanti nel territorio parmense, che avevano messo a disposizione del dominus le proprie competenze per la realizzazione degli scopi fraudolenti.

Le indagini, condotte dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Fidenza e coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Parma, hanno preso origine da un’attività di verifica fiscale avviata nei confronti di due distinte società, riconducibili all’imprenditore arrestato. Il preliminare esame della documentazione contabile ed extracontabile ha portato alla luce, sin da subito, un meccanismo artificioso e fraudolento ai danni dell’I.N.P.S.: uno schema criminoso che prevedeva il sistematico ed illecito ricorso agli istituti della “malattia” e dell’ammortizzatore sociale del “contratto di solidarietà”.

Malattie e contratti di solidarietà finti 

Infatti, i lavoratori dipendenti, pur risultando assenti per malattia o inseriti nel programma di riduzione dell’orario di lavoro, continuavano a lavorare nei medesimi giorni in cui sarebbero dovuti essere a riposo, percependo lo stipendio con un sistema di retribuzione ufficioso definito “paga globale”. In sostanza, il lavoratore veniva retribuito, a prescindere dalle previsioni del contratto nazionale di categoria del settore, con una paga oraria forfettaria: le buste paga ufficiali erano regolarmente predisposte con l’inserimento delle ore da contratto sindacale, mentre la retribuzione effettiva veniva calcolata sulla base dei fogli di lavoro, con le ore effettivamente svolte.

Con tale modus operandi a farne le spese è lo Stato, sia perché eroga, al posto del datore di lavoro, indennità non dovute, sia perché incamera meno tasse a titolo di trattenute fiscali e previdenziali. A perderci, tuttavia, sono gli stessi dipendenti i quali, pur percependo nell’immediato una retribuzione più alta, non maturano la giusta contribuzione ai fini pensionistici. Per contro, con tale stratagemma, la società era riuscita, nel tempo, a contabilizzare indebitamente ingenti crediti erariali grazie all’anticipo, per conto dell’I.N.P.S., delle indennità economiche di “malattia” e “contratto di solidarietà”. Questi crediti, fittizi e non spettanti, venivano successivamente utilizzati per compensare i debiti tributari e, conseguentemente, non versare le altre imposte dovute all’Amministrazione Finanziaria (quali ritenute alla fonte, IVA e imposte sui redditi).

I dipendenti, peraltro, a loro insaputa, erano stati anche sottoposti a licenziamento collettivo e collocati in “mobilità”, per poi essere immediatamente riassunti da un’altra società riconducibile alle stesso imprenditore: in questo modo, grazie alla consulenza dei professionisti compiacenti, l’imprenditore ha potuto fraudolentemente accedere alle agevolazioni previste per l’assunzione di lavoratori in “mobilità”, pagando meno di un quinto dei contributi previdenziali effettivamente dovuti.

Danni per 2 miloni e 600 mila euro

L’attività di indagine, sviluppata mediante tecniche di investigazione pura - intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, appostamenti ed esame documentale-, oltre alla già descritta truffa ai danni dello Stato, ha consentito di svelare un sistema criminoso ampio e collaudato nel quale l’imprenditore, grazie al contributo di vari professionisti ed alla costituzione di una serie di società succedutesi nel tempo, era riuscito a costruirsi una realtà contabile totalmente artefatta.

Gli stratagemmi spaziavano dalla simulazione di operazioni straordinarie (affitto di rami d’azienda) all’emissione ed annotazione di fatture per operazioni inesistenti (avvalendosi di numerose società cartiere, tutte facenti capo ad un ulteriore soggetto, tratto anch’egli agli arresti domiciliari), passando per l’indebita fruizione di agevolazioni fiscali e la compensazione di tributi con crediti IVA inesistenti. Nel giro di un paio d’anni, le condotte in rassegna avevano fruttato risparmi non spettanti per oltre 2 milioni e 600 mila euro. 

Usura ai danni di un imprenditore parmense

Nell’ambito dell’indagine, è stato anche accertato un episodio di usura, posto in essere da uno dei professionisti coinvolti nella vicenda, nei confronti di un imprenditore del parmense. In particolare, a seguito della querela sporta dall’usurato, sono stati svolti accertamenti documentali e bancari, i quali hanno consentito di accertare l’applicazione di un tasso usurario del 117% su un prestito di 10.000 euro, concesso per sopperire ad una momentanea mancanza di liquidità.

Gli esiti delle attività investigative inducevano l’Autorità Giudiziaria all’emissione, oltre che ell’ordinanza di custodia cautelare, anche di un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta ed, in alternativa, per equivalente, di beni mobili, immobili, quote societarie e disponibilità liquide delle società coinvolte e dei solidali fino alla concorrenza dei tributi evasi, pari ad 2 milioni e 300 mila euro.

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