Violenza contro le donne, boom di casi: a Parma è emergenza

Forte incremento della violenza domestica nella nostra città. nel 2015 282 donne hanno chiesto aiuto nei vari centri. Tra queste, ben 243 nuovi casi

Minacce,  insulti,  ricatti, percosse, maltrattamenti, ferite. In una parola: violenza domestica. In forte aumento a Parma con un incremento che nel 2015 ha portato 282 donne a chiedere aiuto nei vari centri. Tra queste, ben 243 nuovi casi (è il numero delle donne che hanno preso contatto con il centro antiviolenza parmigiano per la prima volta). Ben 258 le donne accolte nel centro: nel 52% dei casi si e' trattato di italiane, nel 48% la violenza ha riguardato gle straniere. Sono invece 53, secondo il centro Antiviolenza di Parma, le violenze femminili segnalate da terzi. Numeri pesanti.

Nell’elenco delle violenze non si sottoscrivono, però, solamente le percosse, le ferite oppure le ossa rotte. Perché se si pensa alla violenza domestica, bisogna calcolare spesso le minacce, o gli insulti, oppure i ricatti  e le umiliazioni, la derisione. Succede raramente che siano gli uomini a subire. Succede però. Chi subisce violenze sono quasi sempre le donne che poi, vittime di umiliazioni anche davanti ai figli, sono costrette a rivolgersi ai Centri Antiviolenza che operano in  questi anni, in grado di sfatare i miti e i luoghi comuni che circolano, ancora ai nostri giorni, sulle cause della violenza, ma anche di analizzare la violenza domestica nei suoi molteplici aspetti e far conoscere le conseguenze che si riscontrano nelle donne e nei bambini che la subiscono.  L’intervento svolto dalle operatrici è di carattere relazionale o psico-sociale, non terapeutico in senso tecnico, e consiste in un percorso, con colloqui a cadenza periodica, di durata variabile, finalizzato al raggiungimento di obiettivi stabiliti con la donna, secondo tappe concordate. La metodologia prevede che ogni azione (denunce, separazione, attivazione dei servizi, ospitalità e uscita dalla Casa Rifugio) venga intrapresa solo col consenso della donna e lavorando sempre per il suo vantaggio, attraverso una modalità che consenta alla donna di parlare di sé, offrendole la possibilità di credere in se stessa, secondo i presupposti della protezione, della riservatezza e del non giudizio. 

Ma che cos’è la violenza domestica? E’ quasi sempre un insieme di aggressioni fisiche, psicologiche e sessuali a cui si accompagnano spesso problemi economici, che ‘costringono’ una donna a presentarsi davanti ai figli terrorizzati, che le impediscono d’incontrare i propri amici o familiari o addirittura che le impongono dei rapporti sessuali. Ma quante sono le donne che si rivolgono al Centro Antiviolenza? Nell’anno 2015 il numero complessivo delle donne che si sono rivolte al Centro Antiviolenza di Parma è stato pari a 282, secondo i numeri del Centro Antiviolenza di Parma, e di queste 243 hanno preso contatto con l’Associazione per la prima volta. Nel corso dell’anno 2015 sono inoltre state segnalate da terzi 53 donne vittime di violenza. Delle 258 donne accolte che hanno subito violenza, 134 sono italiane (52%) e 104 sono straniere (40%). Le donne straniere provengono da diversi paesi e tra le aree geografiche maggiormente rappresentate troviamo: Maghreb, Europa dell’Est, Africa, America Meridionale, Balcani.

La maggior parte delle donne accolte nell’anno 2015 hanno un’età compresa tra i 40 e i 49 anni (36%) e tra i 30 ed i 39 anni (28%). Le fasce centrali d’età sono quindi quelle maggiormente rappresentate e raccolgono complessivamente il 64% delle donne accolte. Seguono le donne con età compresa tra i 18 e i 29 anni (22%), quelle tra i 50 ed i 59 anni (13%), oltre i 60 anni (2%). La grande maggioranza delle donne accolte nel 2015 ha figli (87%) . Questa condizione a volte è considerata dalle donne un ostacolo a lasciare il partner, per paura di sciogliere il nucleo famigliare, ma può anche diventare una motivazione ad uscire dalla relazione quando sottopone anche i figli alla violenza (assistita o diretta). Varie  sono le professioni esercitate dalle donne accolte nell’anno 2015 sono per il 53% attività quali operaia, inserviente, assistente di base, ecc. Per il 30% attività quali impiegata, infermiera, categorie intermedie. Il 9% è relativo ad attività di dirigente, libera professionista, imprenditrice, insegnante e lavoro in proprio.

Le violenze più diffuse sono di tipo psicologico (aggressioni verbali, denigrazioni, umiliazioni, chiusura comunicativa persistente, tradimenti, menzogne, inganni, minacce). Seguono le violenze fisiche (spintoni, schiaffi, pugni, calci, testate, cadute provocate). Altrettanto significative risultano le violenze economiche, quali l’abbandono economico e la privazione/controllo dello stipendio. Si deve inoltre tenere presente il fatto che molto spesso violenze di diverso tipo sono agite contemporaneamente. Il 19% delle donne accolte è stata vittima di stalking. Per quanto riguarda l’autore delle violenze, per le quali le donne si rivolgono al Centro Antiviolenza, nella maggioranza dei casi è il coniuge (53%), seguito dal convivente (21%) dall’ex partner (9%) e dal fidanzato (5%). Questo dato è importante per comprendere le dinamiche della relazione violenta: una relazione intima, nella maggioranza dei casi, nella quale la violenza è agita da una persona con la quale si è costruito un legame profondo e duraturo nel tempo. Per quanto riguarda la provenienza degli autori di violenze di 50 non è stato possibile individuarla. Dei restanti 208 si rileva che il 62% è italiano, mentre il 38% straniero (tab. 12). Per gli autori stranieri i Paesi di provenienza maggiormente rappresentati risultano: Maghreb (38%), Europa dell’Est (19%) e Africa (16%). 


 

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