Crisi alla Jbt: l'azienda vuole i tagli, i lavoratori sono pronti allo sciopero

Presidio degli operai davanti la sede dell'Unione degli Industriali mentre era in atto la trattativa tra dirigenti e rappresentanti sindacali. Per ora, nulla di fatto. A rischio almeno 50 contratti precari

Ore 15, strada al Ponte Caprazucca, i lavoratori della Jbt si sono già radunati davanti l'Unione Parmense degli Industriali. I volti sono tesi, ma decisi. Nella sede confindustriale è appena cominciato il confronto tra i dirigenti dell'azienda, da un lato e le rappresentanze sindacali e la Rsu di stabilimento, dall'altro. I vertici della Jbt, nelle scorse settimane, avevano annunciato di voler esternalizzare il magazzino e di voler operare dei tagli. O meglio, basterebbe non riconfermare coloro che hanno un contratto precario, a tempo determinato o a collaborazione. E questi sono circa il 50% della forza lavoro, cioè almeno 50 su 110 lavoratori.

Incontriamo Francesco Samuele, mebro della Segreteria del Prc e responsabile Welfare, Economia e Lavoro. "Ancora una volta - dichiara Samuele - si vuol far pagare la crisi ai lavoratori. Noi siamo qui per portare la nostra solidarietà e il nostro sostegno a questi operai, come a quelli di tante aziende in crisi nel parmense a causa di politiche scellerate da parte degli imprenditori e della mancanza di una legislazione seria sulle tematiche aziendali". GUARDA TUTTA LA VIDEO-INTERVISTA

Mentre nelle stanze dell'Unione cominciano le trattative, fuori, nel piazzale, bandiere, cori e fischietti riempiono l'aria. "Siamo determinati - ci dicono gli operai - e non faremo passi indietro. Non riusciamo ad accettare il comportamento dell'azienda: da un lato dicono che lo stabilimento di Parma continuerà ad essere un punto fermo della multinazionale, dall'altro vogliono tagliare lavoratori dopo averli spremuti per bene ed esternalizzare un servizio, come il magazzino, che è il cuore della logistica e quindi fondamentale per l'azienda".

Ma perchè dare in gestione il magazzino all'esterno?

"A livello di costi non è una scelta sicuramente conveniente per l'azienda. E' incomprensibile portare un servizio fuori, quando hai già tutto in casa: strutture, operai e gestione. A meno che, e qui dobbiamo pensar male, questo tipo di scelta sia la prima di una lunga serie. Ci vogliono abituare all'idea, per poi allargare ad altri settori".

Se non si dovessero trovare punti d'incontro, cosa farete?

"Sciopereremo ad oltranza. Gli bloccheremo le spedizioni, e in questo momento faremmo dei danni enormi. In fatti, in questo periodo abbiamo una quantità di lavoro superiore al resto dell'anno. Inoltre, i tecnici specializzati di Parma ai quali hanno richiesto di andare nello stabilimento cinese per montare dei macchinari, resteranno qui, creando ulteriore danno per l'azienda che vedrebbe fermarsi la produzione anche in Asia".

Ore 18. Il rappresentante della Rsu di stabilimento viene giù per una pausa. I lavoratori si raccolgono intorno a lui per sapere quali sono le novità. "Ancora non c'è un accordo. Le trattative, si sa in questi casi, sono lunghe e complesse. Credo ci vogliano altri tre o quattro incontri per chiudere la vicenda. L'azienda per ora rimane sulle sue posizioni: vogliono dare la gestione del magazzino all'esterno, poi hanno detto che alcune persone debbono andare a casa ma che - in vista di nuovi obiettivi strategici - assumeranno altro personale".

"Queste parole sono una beffa - irrompe uno degli operai più anziani. Ci dicono che dei lavoratori debbono essere licenziati, ma che poi assumeranno altri? Vogliono togliersi dalle scatole quelli a tempo indeterminato e continuare con la politica del precariato e degli stage. Noi non ci stiamo. Ora basta, noi tutti abbiamo famiglia. Non si può giocare così con la vita delle persone".

Il delegato torna su. Per oggi non si concluderà nulla. Ma resta la crisi, che alla Jbt come in tante altre aziende del parmense (Catobo, Giavarini, Artegrafica Silva solo per citarne alcune), sta continuando a mietere le sue vittime. Sarà il segnale che anche nella ricca Parma qualcosa si sta rompendo? Quando viene a mancare il lavoro saltano tutti gli equilibri sociali. E i fatti, per ora, ci dicono che questa "epidemia" non accenna a fermarsi.

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