Lavoro: l'export spinge il parmense, ma rimane il problema precarietà

L'indagine congiunturale dell'Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia di Parma mostra una ripresa dell'occupazione a livello locale. Rimane comunque la precarietà, divenuta simbolo di crisi sociale

L’indagine congiunturale relativa al terzo trimestre 2010 dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia di Parma ha decretato l’export come centro propulsore della ripresa del lavoro dipendente.

Sono 776 i nuovi posti di lavoro, 1600 complessivamente quelli recuperati sui 3000 persi negli ultimi 15 mesi. Il sistema economico sta facendo passi in avanti per uscire dalla crisi. Nel complesso i dati raccontano un andamento dinamico del Mercato del lavoro provinciale. La crescita dell’export avviene nei settori portanti dell’alimentare e chimica, ma anche nella meccanica che a Parma e nel suo territorio significa soprattutto impiantistica alimentare.

“Un dato che dà prospettive ed incoraggiameno a proseguire con tenacia l’azione avviata per sostenere i lavoratori e le imprese”, ha dichiarato il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari.

Secondo Manuela Amoretti, assessore provinciale alla Formazione professionale e Lavoro si tratta di “Una azione di vicinanza che si è innestata in un sistema economico provinciale saldo”.

Rimangono fuori dall’incremento occupazionale le imprese del settore manufatturiero. Da un lato queste imprese stanno cominciando a reintegrare il personale in cassa integrazione, dall’altro tendono a far crescere l’occupazione nella periferia dei servizi e con le esternalizzazioni.

La maggiore crescita di posti di lavoro avviene principalmente nei trasporti, magazzinaggio, comunicazioni, l’area della logistica. Buono anche il dato nei servizi delle imprese (158 posti), il terziario con il commercio (138) e nel settore degli  alberghi e dei ristoranti (166).  I 776 posti di lavoro si sono distribuiti in modo equilibrato, senza evidenziare fenomeni di discriminazione di genere, età e cittadinanza. Sono cresciuti tendenzialmente del 22,3% gli avviamenti al lavoro giovanili (497 nuovi posti), un elemento di recupero che però va inquadrato nei dati generali della disoccupazione giovanile, a Parma nel 2009 il 12,7%, la metà di quella media italiana, arrivata al 29,0% nel mese di dicembre 2010 e notevolmente inferiore a quella regionale).

Nonostante questi dati siano incoraggianti, rimane il problema della precarietà, fenomeno divenuto dal punto di vista sociale, più grave della crisi. L’unica forma di lavoro dipendente in crescita è quella del a tempo determinato, problema difficilmente risolvibile senza una riforma delle forme d’ingresso del lavoro.Le preoccupazioni legate alle reali possibilità di impiego per i giovani restano al centro dell’attenzione delle politiche del lavoro e sviluppo locali.

A questo proposito esprime tutta la sua preoccupazione Fabrizio Ghidini, segretario confederale della Cgil Parma. “L’azione della Cgil a questo proposito non potrà che focalizzarsi in un impegno sempre più serrato nel cercare di limitare, soprattutto attraverso la contrattazione, l’abuso del lavoro parasubordinato e deregolamentato. Anche sul fronte della formazione professionale, in sintonia con quanto affermato dall’assessore Amoretti, sarà necessario un impegno sempre più mirato nel cercare di avvicinare l’offerta formativa alle necessità delle aziende, in particolare di quelle che si impegneranno ad incentivare l’innovazione e gli investimenti; chiedendo tuttavia a queste ultime, laddove utilizzino risorse pubbliche per formare le proprie maestranze, precise garanzie in termini di inquadramenti corretti e di rispetto delle regole”.

“Da un’analisi più complessiva, osserva Patrizia Maestri, segretaria generale della Cgil di Parma, sembra che si stia profilando, come avevamo temuto, un mutamento strutturale, in termini negativi, degli assetti produttivi e del mercato del lavoro del nostro territorio. Indipendentemente dal numero degli occupati, ciò che maggiormente preoccupa, in sostanza, è la dequalificazione dei contratti di lavoro dipendente. Dequalificazione che rischia di comportare, in proporzione con la contrazione dei redditi, una diminuzione non solo temporanea della capacità di spesa e di consumo dei nostri concittadini, con il pericolo di innescare un spirale rovinosa. Proprio di ieri è l’ultima rilevazione Istat sui redditi disponibili degli italiani, che hanno registrato un calo del 2,7%, con particolare riferimento al Nord-Ovest: segno evidente che nessuno è al riparo e che c’è ancora tanto lavoro da fare”.
 

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