Antonio Rezza e Flavia Mastrella al Teatro Due

Di recente insigniti del Leone d’oro alla carriera per il Teatro 2018 alla Biennale di Venezia, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, binomio artistico inimitabile nel panorama teatrale contemporaneo, presentano a Teatro Due uno dei loro storici spettacoli, 7 14 21 28 in scena sabato 26 gennaio alle ore 20.30 e domenica 27 gennaio alle ore 16.00.

Un lavoro debordante, ma difficilmente descrivibile, come tutti i folli spettacoli di RezzaMastrella, senza trama lineare, con azioni e quadri in debordante sequenza, in cui, irruento e adrenalinico si muove il pazzesco Rezza. Pantagruelico nel suo delirio cabalistico ben organizzato, affronta un tema a lui caro: l’uomo e la fatica di vivere. In questo caso sconfitto, tormentato, strepitante, senza dignità: “Lo spazio diventa numero, per chi si vuole perdere, per chi rinuncia al filo del discorso che è lo stesso che ti impicca”. Proibito capire, negli spettacoli della premiata ditta RezzaMastrella, inutile cercare significati razionali e codificabili, ognuno legge ciò che vuole.

7 14 21 28 è una numerazione che non esprime un ordine razionale, ma rimanda alla stilizzazione di un disordine che è nelle cose; quel numero è quasi l’ideogramma dell’inferno, raccontato in una serie di sketch divertenti e terribili, che suscitano un’incontenibile risata, gonfia però di malessere. “In un paese allo sbando un Uomo è affascinato dallo spazio che diventa numero – raccontano Antonia Rezza e Flavia Mastrella. La particella catastale dell’ingegno porta l’essere animato a fondersi con la civiltà numerica al declino. Una donna bianca, vestita di rete e di illusione, rimpiange il tempo degli inizi, quando l’amore è solo affanno e poco ancora. Il non senso civico sfugge a chi governa come bestie questo ammasso di carne alla malora. Si vota con la gola gonfia delle urla di chi ha votato prima, ci si lascia sovrastare dall’istituzione che detta convenzione e cancella dignità. Il sollevatore di pesi solleva se stesso e la famiglia organizzata che sputa fiato su ogni collo alla deriva. Intanto la cultura si finanzia con i soldi del padrone: il servilismo non ha dote. Seduti nell’alto dei cieli ad aspettare il Dio mozzo che ci ha fatto a pezzi. E finalmente i numeri a rendere lo spazio fallace, in balia della cifra che lo schiaccia.

Costretto a ragionare non per logica ma per sottrazione, l’uomo è improvvisamente migliore: sotto di lui non c’è la terra che lo seppellirà ma la tabella di uno spazio mai così confuso. Che poi si ride è un problema legato alla mercificazione della pelle macellata. In questo gioco macabro e perverso si affaccia la fiaba allucinata: altro che felici e contenti, qui la nevrosi insegue il capriolo: uno che scappa e l’altro che corre con due gambe che non ne fanno una. Fossimo zoppi faremmo più paura.”

Informazioni e biglietteria: biglietteria@teatrodue.org – Tel. 0521.230242 – www.teatrodue.org

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