inaugurazione chaos art gallery - mostra ponti di pace

Inaugurazione nuova galleria in Parma > Chaos Art Gallery di Fondazione Uccia Fieni e Associazione Parma per le arti > con la mostra PONTI DI PACE di Abdallah Khaled e Tobia Ravà > 29 settembre ore 18 > Vicolo al Leon d'oro 8

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Ponti di pace, nonostante l’involontaria attualità del titolo, è una mostra nata parecchi anni fa. Due artisti diversi per origini e credo religioso (Tobia Ravà ebreo veneziano e Abdallah Khaled, musulmano algerino) si sono trovati a realizzare opere insieme, evocative di un mondo d’armonia e pace. Tutto inizia nel 2002, quando l’agenzia pubblicitaria americana DDB invita i due artisti a eseguire una grafica a quattro mani che poi è stata donata a tutti i propri clienti e ad organizzazioni internazionali come l’ONU e l’UNESCO. Così nasce “Scoppio di pace”, una deflagrazione positiva che invece di distruggere, annientare, come il Big Bang nel Caos primigenio, genera un seguito di opere fatte insieme o individualmente raffiguranti un mondo di creature in perfetta edenica armonia. Ravà costruisce le sue visioni con numeri e lettere dell’alfabeto ebraico a formare una trama pittorica che rimanda ad una sorta di pointillisme matematico, dove tutto è costituito da cifre, da combinazioni simboliche e semantiche legate alla Kabbalah Il paesaggio appare dunque esito d’intrecci arcani dai rimandi divini, plasmato da una logica superiore. Nulla è a caso. La natura, diceva Baudelaire, è una foresta di simboli. Khaled attinge invece alla tradizione berbera, ai tessuti dai colori sgargianti e alle figure essenziali dei graffiti delle grotte preistoriche. Vengono in mente i panorami geometrici ed elementari di Klee, però avvolti in iridati veli di sogno. Sono favole narrate da fioriture variopinte e da lampi di luce, con simboli semplici, ancestrali (luna, sole, montagna) ridotti ad astrazioni evocative analogamente alle raffigurazioni delle leggende russe di Kandinskij. Nelle opere a quattro mani, le tinte riempiono gli spazi tra i numeri, i simboli animali si mescolano alle lettere, nelle trame fitte della scrittura cabalistica s’insinuano uomini e talvolta compare il vortice, il gorgo cosmico o l’otto rovesciato dell’infinito (Infiniti relativi). I messaggi sono diffusamente in cielo e in terra, tutto in accordo perfetto, in un concerto di linee, colori, forme, segni, elementi formali e astratti. Nell’idea di Dio, ovunque sono ponti di pace, accordi e raccordi di creature e cose, di superiore e inferiore come nelle dottrine misteriosofiche ed esoteriche. Le figure si susseguono e si fondono, interagendo a livelli sempre più profondi di significato, generando magiche risonanze cromatiche e simboliche (Germogli di speranza). Khaled e Ravà vanno dunque oltre i sodalizi ideali e il semplice scambio interculturale per ritrovarsi nella più alta comunione dell’arte e dell’umanità (Sulla stessa barca), ricomponendo persino nella mescolanza degli elementi formali (concreto e astratto, colore e numero, graffito e lettera, reale e ideale) quest’armonia prestabilita, solo apparentemente perduta.

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