l'uomo tra terra e cielo - opere di dario rossi e luigi pastori

Sabato 26 gennaio alle ore 17 alla Chaos Art Gallery di Vicolo Al Leon d’oro 8, inaugura la mostra “L’uomo tra terra e cielo”, opere di Dario Rossi e Luigi Pastori (aperta fino al 21 febbraio). Due espressionisti di stampo diverso, uno, dall’animo vangoghiano, ci presenta un universo sconvolto e turbolento, dipinti di una materia straripante, l’altro invece l’armonia della natura, la quiete bucolica, i contorni marcati, i profili netti. In mezzo l’uomo, tormentato o rappacificato, dilaniato o raccolto in un abbraccio. Tra terra e cielo, dalla pietà all’amore.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

Si sono conosciuti e reciprocamente apprezzati. Poi Giuseppe Fiorini, collezionista-contadino (come ama definirsi) li ha eletti suoi artisti prediletti. Luigi Pastori, maestro d’arte di grande esperienza, se n’è andato qualche anno fa, lasciando un‘eredità imponente in termini di qualità e quantità di opere, mentre Dario Rossi di Canneto sull’Oglio prosegue il suo percorso di pittura travolgente e tutt’uno con la sua vita, inscindibile da essa. Dopo essersi lasciato sedurre dai grandi maestri Van Gogh, Soutine, Kiefer, ha creato un linguaggio inconfondibile, fatto di spessori, d’esorbitanti sovrapposizioni di cose e colore, dove tutto diventa altro per turbare e confondere, per prendere per i capelli il mondo con le sue viltà, le sue violenze, l’assurda banalità del male. E scuoterlo, mostrandone le contraddizioni e la sua bellezza senza pace. Siamo di fronte a due espressionisti diversi, come li potevano essere De Vlaminck e Van Gogh. Ma tra i contorni marcati, le linee essenziali di Pastori e la straripante materia di Rossi, tra la quiete bucolica dell’uno e la furia magmatica dell’altro, tra la terra e il cielo c’è un denominatore comune: l’uomo. E’ l’uomo inquieto, straziato, disarticolato, eccessivo nelle forme, condannato ad esistere di Dario Rossi, ma è anche l’uomo ritrovato nell’armonia con la natura, rasserenato nell’abbraccio affettuoso, che ha superato il dolore e coltiva la speranza come mostra Pastori. E ancora questa speranza è un figlio, un sentimento, un seme deposto per l’uno, mentre è uno squarcio di sole, di luna, il bagliore che vibra tra i flutti di un’ondata di fango, l’alba che insinua l’orizzonte cupo per l’altro. Il colore in entrambi è preponderante e innaturale. Più simbolico in Pastori, esasperato e ridondante in Rossi. La loro pittura è un fatto emozionale, sentito intimamente in ogni pennellata, un percorso dentro e fuori di sé per trovare risposta, il grido che si placa, ma infine lascia lo stesso la domanda sospesa, malinconica o ironica, assertiva o provocatoria. Allora il punto interrogativo tra terra e cielo si può sciogliere in un cerchio di tenerezza, come nelle due maternità scelte per la mostra. Qui è dunque la soluzione, la verità. E’ questo che porta il profondo silenzio del vento, in paesaggi dove le ombre non ci sono più. Perché sono dentro. Di noi. In loro invece è ormai solo la luce. Come dice il titolo del quadro di Rossi: Dalla pietà all’amore. Manuela Bartolotti Dario Rossi è nato a Canneto sull’Oglio (Mn) nel 1958 e qui abita e crea. L’arte è la sua stessa vita e nell’arco di 25 anni ha realizzato opere sempre più complesse. Ha esposto nel 2001 e nel 2009 al MAM di Gazoldo degli Ippoliti (Mn) in due personali curate da Renzo Margonari. Nel 2004 a Palazzo Te di Mantova e a Palazzo Calcagni di Reggio Emilia con presentazione di Bruno Bandini. Nel 2005 nella Chiesa di San Vitale e quindi in Santa Maria di Gualtieri a Cremona; nel 2006 a Villa Pomini di Castellanza, a Longarone, poi ad Arco di Trento; nel 2007 all’Antico Palazzo della Pretura a Castell’Arquato (Pc) con presentazione di Marzio Dall’Acqua e a Palazzo Patrizi a Siena con presentazione di Marcello Flores D’Arcais. Quindi al Castello di S. Giorgio Piacentino e negli ultimi anni a Colorno, Gualtieri, Boretto, Parma, Venezia, Albissola, Piadena, Collecchio, al Museo Guatelli di Ozzano Taro. Le sue opere sono presenti in varie collezioni private in Italia e all’estero. La televisione TRC Modena ha realizzato una puntata speciale di un’ora dedicata a lui. Luigi Pastori è nato a Parma nel 1931. Qui ha studiato col pittore Latino Barilli e con altri noti artisti di Parma (Tomasi, Oddone, Proferio Grossi conseguendo il diploma all’Istituto Paolo Toschi. A Milano, dal 1959 al 1966 ha frequentato la scuola di pittura di Augusto Colombo. Già dal 1959 ha partecipato a diverse mostre personali e collettive, nazionali e internazionali, tra cui la Biennale. Socio della Permanente e menzionato in alcuni importanti repertori artistici come il Comanducci, l’Archivio Storico degli artisti, il Dizionario di Arte Moderna della Mondadori, ha avuto lusinghiere critiche da parte di critici come Dino Villani, pittori come Gentilini e Cagli, scrittori come Alfonso Gatto, poeti come Alda Merini, con la quale ha anche collaborato. Le sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche, all’Italia e all’estero. Ha vissuto e lavorato per lungo tempo a Milano con la sua famiglia e negli ultimi anni si era stabilito a Colorno, dove aveva fondato l’Associazione culturale “Art Colorno”, ora ribattezzata “Un Po d’arte”. E’ scomparso nel 2009. L’ultima antologica si è tenuta nel 2010 a Palazzo Giordani a Parma.

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