La Bisbetica Domata di William Shakespeare al Teatro Due

  • Dove
    Teatro Due
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 02/02/2019 al 03/02/2019
    sabato 2 febbraio alle ore 20.30 e domenica 3 febbraio alle ore 16.00
  • Prezzo
    Prezzo non disponibile
  • Altre Informazioni
    Sito web
    teatrodue.org
    Evento per bambini

Sarà in scena a Teatro Due sabato 2 febbraio alle ore 20.30 e domenica 3 febbraio alle ore 16.00 La bisbetica domata di William Shakespeare con la regia di Andrea Chiodi, una produzione di LuganoInScena. Una commedia tutta da ridere, fatta di atrocità, e strani rapporti, di amore e interesse, tra finzione e travestimento. Un allestimento in cui il regista, seguendo una consolidata tradizione dell’epoca del Bardo, assegna l’interpretazione dei vari personaggi ad un cast tutto maschile. Una bella scommessa che Andrea
Chiodi, regista talentuoso e dalla solida formazione, non ancora quarantenne, affronta insieme ad un eccellente cast di otto attori. Un ensemble di primi attori formato da Tindaro Granata (Premio Ubu 2016 per Geppetto e Geppetto) Christian La Rosa Miglior attore 2017 secondo l’Associazione Nazionale Critici di Teatro e tra i finalisti al Premio Ubu 2017, Angelo Di Genio (premio Ubu insieme a tutto il cast di History Boys, 2011), Igor Horvat e Massimiliano Zampetti. Completano il cast tre giovani e bravi interpreti freschi di
diploma: Ugo Fiore, Walter Rizzuto della scuola del Piccolo di Milano e Rocco Schira della scuola Dimitri di Verscio. Un testo che si avvale dell’adattamento e della traduzione di Angela Demattè, che insieme a Rifici ha recentemente curato il progetto e la drammaturgia di Ifigenia, Liberata, prodotta da LIS, delle scene minimali di Matteo Patrucco, dei costumi di Ilaria Ariemme. del disegno luci di Marco Grisa e delle musiche originali di Zeno Gabaglio.

Dunque che cos’è The Taming of the Shrew? È innanzitutto – afferma il regista Andrea Chiodi - un esperimento sul potere manipolatorio della parola. Shakespeare comincia a mostrarci il fascino e la terribilità del linguaggio, il suo potere di cambiare la realtà. Il privilegio di affrontare una delle sue prime commedie miha dato modo di osservare il genio che si allena, che verifica e prova a giocare i primi “match” della sua arte, che ne verifica i confini. Quale parola preferiamo? Quella vitale ma indomabile e fuori dalla società dell’indiavolata Caterina o quella trasformata, terribile ma potente della sua sottomissione? A questa domanda la risposta pare essere facile. Eppure bisogna guardare Petruccio e le sue strategie, guardare Tranio e le sue manovre e sentirsi presi e affascinati da essi, allora sarà più difficile decidere, sia che siamo donna o uomo, giovane o vecchio. La lingua è magica. La sua ambiguità lavora dentro di noi. Non si può far altro che star davanti al signor Shakespeare che affina i suoi strumenti, goderne e tremare con lui dei suoi azzardi. Sono entrato dentro il testo, grazie alla traduzione di Angela, cercando di esplorare le relazioni tra tutti i personaggi, muovendomi dentro l’intreccio delle storie per cercare di far emergere in primis la trama in modo chiaro e poi il pensiero dei personaggi e di Shakespeare. In sostanza per mettere in scena questo autore, per capirne i pensieri non si può che appoggiarsi alle parole del testo, farle diventare vita e azione in palcoscenico. E come sono queste parole? Le parole finali di Caterina sono terribili. L’ordine che propone insopportabile. Eppure suscitano un fascino ambiguo. Star davanti alla società umana, che è vita e dilemma,
che può precipitare nel caos, può essere molto problematico. Il genio di Shakespeare ci fa sentire la tentazione di un ordine assoluto, definitivo. Il potere della parola coercitiva, anche se irragionevole.

Petruccio, sempre con la parola, ci rende partecipi della sua soddisfazione. Ecco che Caterina cede, si sottomette. Impara a non compromettere più la parola con la vita, con le emozioni e i sentimenti. Impara ad usarla come arma, strumento di potere e di coercizione. E così riporta l’ordine dentro una società che ha perso forza perchè ha perso la sacralità della parola. Una donna, Caterina, che per avere un posto nella società si fa uomo, parla come un uomo di potere, con dolore si sottomette per diventare la regina della casa. È un’astuzia terribile e amara, piena di una finta rivalsa, il cui eco arriva fino a oggi.

Informazioni e biglietteria: Tel. 0521.230242 - biglietteria@teatrodue.org – www.teatrodue.org

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