Cassa di espasione sul Baganza, ReteAmbienteParma: "Il progetto è da rivedere"

Dopo l'approvazione del progetto definitivo della cassa d'espansione per il Baganza, Rete Ambiente Parma esprime nuovamente le sue perplessità a riguardo "sarà solo un espansione di cemento?". L'articolo di Giuliano Serioli, coordinatore di ReteAmbiente

Cassa di espansione o espansione di cemento?Tra due progetti, si sceglie il peggiore

Rete Ambiente Parma si è schierata da tempo contro la cassa d'espansione sul torrente Baganza a Casale di Felino progettata da progetto AIPO, l'Autorità di Bacino competente.

Troppa cementificazione, inutili lavori invasivi sul territorio, argini a valle alti 16 metri, costi elevati (55 milioni di euro) che diventeranno sicuramente di più in corso d'opera.

Ma soprattutto un'opera mastodontica, sproporzionata, simile a quella di Marano, che resterà vuota ed inutilizzata.

Assolutamente necessario dare sicurezza alla città, ma per questo esisteva già un progetto della Provincia con dati messi a disposizione dall'università.

Tre casse in linea lungo l'asta del torrente e soprattutto su aree demaniali dell'alveo, senza l'esborso di 5 milioni di euro per l'esproprio dei 50 ettari di privati,come previsto da progetto AIPO.

Una cassa sotto Calestano con capacità di circa 600.000 metri cubi, l'altra al Casale con capacità di 2.300.000 metri cubi e la terza in zona Collecchio di circa 700.000 metri cubi.

In totale, circa 3,6 milioni di metri cubi di capacità di invaso.

Quella di AIPO è solo un milione in più.

Con il progetto della Provincia ci sarebbe anche la metà degli inerti da scavo, che per AIPO sono 3,2 milioni di metri cubi.

Ghiaie e sabbie tutte utilizzate nella messa in opera dei tre manufatti, mentre AIPO dice di avere 1,2 milioni di inerti in sovrannumero che dovranno essere piazzati e venduti, con ulteriore perdita di tempo e via vai di camion.

Alla messa in sicurezza della città deve accompagnarsi quella di tutta l'asta del torrente, soprattutto della sua parte collinare e montana, in cui l'alveo è stato fortemente cementificato e quindi a rischio.

Tra le alternative che AIPO prende in esame non nomina mai tale progetto esistente, accampando come motivazione definitiva quella di mettere in sicurezza l'abitato di Colorno.

Ma per tale obiettivo basterebbe un'altra piccola cassa a valle della città.

In sostanza, la spesa sarebbe poco più della metà di quella prevista da AIPO e i vantaggi sarebbero molteplici.

Tranne la cassa sotto Calestano che dovrebbe restare sempre vuota, le altre potrebbero trattenere l'acqua delle piene primaverili e fornirla d'estate ad un territorio che ne è già gravemente carente al punto di servirsi delle acque reflue per la campagna.

La soluzione della Provincia permetterebbe di dare un assetto al sistema idrologico della valle Baganza tale da sistemare una volta per tutte la viabilità della provinciale sempre soggetta a frane ed interruzioni.

Riteniamo infine che il patrimonio boschivo dovrebbe costituire il maggior presidio al ruscellamento lungo i versanti ed ai tempi di corrivazione.

In una valle stretta e con versanti ripidi, come quella del Baganza, non si dovrebbe fare il taglio raso del ceduo, ma trasformarlo in fustaia in modo da assestare al meglio con l'apparato radicale delle piante un terreno oltremodo franoso.

Il bosco ha la funzione di una spugna: trattiene l'acqua e la rilascia poco alla volta.

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