Sei un precario e ti hanno licenziato? Ricorso solo fino al 23 gennaio

Il Partito della Rifondazione Comunista ha avviato una campagna informativa sulle conseguenze del "Collegato Lavoro" approvato in Parlamento e istituito uno sportello legale gratuito per aiutare i lavoratori precari

La L.183/2010, altrimenti nota come “Collegato lavoro”, prosegue sulla strada intrapresa dal governo delle destre, dettata da Marchionne e da Confindustria, che vuole il massacro dei diritti conquistati dai lavoratori con le loro lotte. Il guazzabuglio di norme, scientificamente studiato per generare confusione e difficoltà nella sua analisi, è stato approvato con il voto determinante del “nuovo democratico” Gianfranco Fini con i suoi accoliti e della Lega, che ancora una volta ha mostrato di essere il partito dei voltagabbana: predica di voler difendere i lavoratori del Nord e poi partecipa alla scientifica distruzione dei loro diritti. Inquietante è, altresì, il silenzio delle cosiddette opposizioni in Parlamento: è proprio il caso di dire che “chi tace acconsente”!!!

Due sono le misure più aberranti:
La prima: se entro il 23 gennaio i lavoratori con contratto a termine, scaduto, non presenteranno un ricorso al proprio datore di lavoro perderanno il diritto di farlo. Vengono, infatti, modificati i termini per l’impugnazione dei licenziamenti per i lavoratori precari (a termine, interinale, a progetto) (art. 32). È la norma più micidiale, perché immediatamente operativa. In estrema sintesi, il licenziamento va impugnato entro 60 giorni (prima, in tali casi, non vi era un termine) e, poi, entro altri 270 giorni va depositato in tribunale il ricorso, pena la decadenza della possibilità di contestare. Siccome la tempestività delle impugnazioni non è tra le caratteristiche principali dei precari, magari perché non si conosce la normativa oppure perché si spera di farsi riassumere più avanti con un altro contratto precario, questa norma equivale a una mezza sanatoria preventiva. Infine, come se non bastasse, l’articolo 32 introduce anche un tetto massimo al valore di indennità che il datore di lavoro dovrà pagare, qualora venga accertata l’illegittimità del licenziamento: da 2,5 a 6 mensilità, mentre prima la determinazione dell’indennizzo era lasciata, giustamente, al prudente apprezzamento del giudice. 

La seconda: viene l’introdotta la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico non a scuola, bensì lavorando. Cioè, puoi fare l’apprendista a 15 anni (art. 48, comma 8 ) e tanti saluti all’obbligo scolastico fino a 16 anni. Incredibile.
Contro tutto questo, il Partito della Rifondazione Comunista ha organizzato una massiccia campagna informativa, con banchetti e volantinaggi che copriranno piazze, mercati, viali di Parma e provincia. Inoltre, il PRC offre un servizio di consulenza legale gratuita, ottenibile contattando Gianluca al 346.7217312 o scrivendo a partito sociale.rifondazionepr@gmail.com

Partito della Rifondazione Comunista
Francesco Samuele – Segreteria Provinciale
Responsabile Dipartimenti Lavoro, Welfare ed Economia


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