Università, Nadia Urbinati: "Lo Stato deve limitare il potere della religione cattolica nelle scuole"

La Professoressa della Columbia University di New York ha incontrato nel pomeriggio studenti e docenti dell'Università di Parma per parlare del tema della laicità nella scuola pubblica

“Oggi più che mai è necessario vivere in uno Stato laico. Rispetto al passato, è aumentata la presenza in Italia di religioni esterne al cristianesimo, delle quali bisogna tutelare il diritto d'espressione. Ragion per cui anche la scuola pubblica dev'essere assolutamente laica”. Parla senza mezzi termini Nadia Urbinati, la sua è una posizione molto chiara. Politologa, giornalista, filosofa, nonché professoressa ordinaria della Columbia University di New York - dove insegna Teoria politica - la studiosa è stata ospite nel pomeriggio del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Parma. L'occasione, un incontro pubblico dal tema: “Quale laicità nella scuola pubblica?”

Affiancata dalla Professoressa di Diritto pubblico del nostro ateneo, Veronica Valenti, e da Silvana Ronco, presidentessa di 31 Ottobre (associazione promossa dagli evangelici italiani in difesa di un'istruzione laica e pluralista), la Urbinati ha sottolineato come la laicità sia la condizione di base per uno Stato di diritto e aperto al pluralismo, tale da garantire l'uguaglianza e la libertà di ogni cittadino. Un argomento di cui si parla tanto, il quale tuttavia non va mai dato per scontato: “È importante tenere alta l'attenzione sul tema, dal momento che proprio da esso dipende la possibilità della pacificazione sociale e della convivenza civile. Non c'è dunque da stupirsi se di laicità bisogna sempre parlare”.
Incalzata dalla moderatrice Valenti sulla questione dei finanziamenti statali alle scuole private, questa è stata la risposta della docente statunitense: “Le scuole private svolgono una funzione pubblica, certo, ma anche le pompe di benzina. Se di queste possono usufruire tutti, non vuol dire che però siano da considerare pubbliche. Lo stesso discorso vale per la scuola: un conto è svolgere una funzione pubblica, ben diverso è pretendere gli stessi diritti che spettano all'istruzione statale. Non è tollerabile che il soldo pubblico vada a finanziare una specifica visione del mondo, che in Italia è chiaramente di stampo cattolico, così come cattolici sono formalmente il 95% degli italiani. Lo stato deve mettere dei limiti al potere pervasivo di un'unica religione”.

Secondo le parole della Urbinati, rispetto al tema della laicità l'Italia si troverebbe in una posizione del tutto particolare: un paese a grande predominanza mono-religiosa. Un peso che si ripercuoterebbe anche sulle decisioni politiche. “C'è una grande discrepanza, una tensione permanente tra una Costituzione di stampo libera-democratico pluralista e la condizione culturale di tutta una società che non rispetta i principi normativi – afferma - Cresciamo cattolici anche se da bambini non lo scegliamo; ci siamo immersi fin da piccoli. Il cattolicesimo è parte integrante della nostra cultura e non è facile operare nelle istituzioni ignorando questo aspetto. In politica, infatti, sono in ampia maggioranza coloro che agiscono in base a precise premesse etico-religiose, anche se dovrebbero mettere a tacere le loro credenze private quando si tratta di prendere decisioni in nome del bene di tutti”.

La giornalista e politologa ha infine richiamato l'attenzione su un fatto accaduto in Veneto nel 2005, quando due genitori chiesero che da una scuola venissero rimossi i Crocifissi. La questione fu portata in tribunale e i giudici si espressero a favore del mantenimento del simbolo religioso, definendolo educazione alla tolleranza, in quanto Gesù Cristo stesso proprio a causa dell'intolleranza è stato condannato a morte. Sempre per i giudici, inoltre, questo simulacro sarebbe un punto di riferimento culturale per tutta la nazione italiana, slegato da ogni significato religioso. Una motivazione che non convince Nadia Urbinati: “non è che opponendoci ad una visione religiosa all'interno della scuola pubblica si voglia proporre una nostra specifica visione ideologica alternativa. Nel dibattito politico si tende a confondere – in maniera subdola o per ignoranza – la laicità con il laicismo, con il secolarismo, velandola di ideologia. Essa è invece tutt'altro, è un atteggiamento di moderazione, una perenne educazione alla convivenza pacifica a garanzia dei diritti di ognuno”.

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