Parma, nel girone di ritorno ha fatto peggio solo il Chievo

Troppi punti persi e occasioni sciupate. Ma l'obiettivo non è lontano

Roberto D'Aversa - foto Ansa

In queste ore in cui il pallone divide il Paese tra ‘risultatisti’ e ‘giochisti’, tra coloro che credono che la bellezza del gioco sia un aspetto da raggiungere e che vada oltre l’essenza dei risultati, chissà come si sta sentendo Roberto D’Aversa che si iscrive – ipse dixit – al partito dei primi. Gli staranno fischiando le orecchie dopo il brutto pari di Verona, dove un Chievo tramortito dalla retrocessione ma libero dalla zavorra dell’obiettivo, ha messo in atto un ‘gioco’ (parlando di giochisti appunto) che ha sbancato il tavolo di un Parma passato in vantaggio e arresosi di colpo.

Senza cercare il raddoppio che avrebbe chiuso la partita, il gioco, l’incontro, ha rischiato di perdere pure dopo essere stato raggiunto da Meggiorini. Ma volendo andare sempre alla ricerca sempre della positività, in mezzo a questo turbinio di polemiche ci è finito pure il  tecnico pluricampione di Italia Massimiliano Allegri che con la Juventus vince da anni. Che cosa ci sarà da criticare – diranno i più – ad un allenatore che trionfa da cinque anni, fa incetta di trofei nazionali e ha perso due finali di Champions League? Evidentemente qualcosa c’è, a giudicare dagli strilloni moderni più di qualcosa. Ma sono cose che non riguardano il nostro piccolo mondo, un microcosmo intriso d'odio generato da chissà quale attesa che mette a nudo le difficoltà di un Parma incapace di vincere. E - domenica - pure solo di provarci.

Con le dovute proporzioni, D’Aversa ha qualcosa in comune con Allegri: vince e raggiunge gli obiettivi, ma viene criticato. E ci sarà sicuramente un motivo. Più di uno. Può consolarsi con questo accostamento il tecnico nato a Stoccarda? Forse, resta il fatto che a quattro giornate dalla fine, complice il buio dell’Empoli e il rallentamento di chi insegue, il Parma ha otto punti di vantaggio sulla terzultima (nove, se si vuole considerare anche lo scontro diretto) e ha quasi raggiunto un obiettivo che vale lo scudetto vinto dalla Juventus. Perché da neopromossa – e qua credo che nessuno possa eccepire qualcosa – si poteva andare poco oltre. Considerando anche la rosa di cui D’Aversa dispone, alla quale manca da quasi due mesi il suo centravanti (Inglese), resta l'odore di impresa. Discutibile è - forse - il come.

Il modo in cui il tecnico crociato ha perso l’opportunità di chiudere ogni tipo di discorso legato all'obiettivo e di anticipare i tempi della programmazione della prossima stagione. Anche questo può essere un neo. Alla luce di un vantaggio buttato, sperperato, che consente anche a una squadra come il Bologna di aver recuperato al Parma la bellezza di 14 punti, resta il rammarico di aver sciupato le occasioni. Quando Mihajlovic è arrivato sulla panchina dei cugini, la banda Inzaghi era stata capace di raccogliere la miseria di 14 punti. Con il serbo in 14 gare ne ha collezionati 23, recuperandone quindi 14 al Parma che si vede raggiunto (e scavalcato per la differenza reti) in classifica. L’empasse dei crociati è più che altro psicologico. La vittoria di inizio anno sull’Udinese ha avuto l’effetto contrario: quello di abbassare la tensione e generare un’involuzione preoccupante che ha portato il Parma a essere la peggiore squadra per punti fatti nell’anno. Solo 12. Il Chievo ha fatto peggio: 7. Le altre vincono, ma il margine resta rassicurante, solo per il gran lavoro del girone d’andata. Sorprendente.

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