D’Aversa scuote il gruppo: più senso d’appartenenza per ritrovare l’orgoglio

Il tecnico si ritrova al centro sportivo di Collecchio dopo la sconfitta contro la Spal. Assenti, oltre ai Nazionali, Bruno Alves e Gervinho che beneficiano dei permessi accordati dalla società

Terminati i due giorni per pensare a quello che non è stato fatto, per dirla alla D’Aversa, il Parma si ritrova a Collecchio con l’intento di dimenticare il sabato di Ferrara. Un sabato triste che non deve ripetersi più: il jolly- parafrasando il Roberto-pensiero - è stato già giocato, nelle intenzioni del tecnico l’altro (‘una giornata storta può capitare un paio di volte l’anno’, ha detto D’Aversa nel post partita con la Spal) dovrebbe essere pescato dal mazzo il più tardi possibile perché di queste prestazioni l’allenatore del Parma non vorrebbe più commentarne. Il gruppo si è ritrovato dopo due giorni di riposo, non era chiaramente al completo perché all’appello mancavano i Nazionali: Dermaku con l’Albania, Kucka con la Slovacchia, Gagliolo e Kulusevksi impegnati con la Svezia, più Cornelius fresco di convocazione con la Danimarca. 

Mancavano all’appello anche Bruno Alves e Gervinho, in permesso concordato con la società. Alla ripresa D’Aversa ha voluto parlare con il gruppo, come succede sempre quando comincia una settimana nuova. Niente di particolare dunque, ma la sconfitta con la Spal ha segnato nell’animo il tecnico che non è riuscito a trovare una spiegazione a questo atteggiamento remissivo della squadra che per giunta non aveva offerto nessun segnale in settimana.

Nessun alert, nè preallarmi di possibili riposi mentali. Il black out però non è piaciuto a nessuno, di sicuro non all’allenatore che ha insistito su concetti chiave del suo credo calcistico, quali senso di appartenenza e amor proprio, che poi si traduce in automatico - o dovrebbe tradursi - anche in rispetto per la maglia e attaccamento ad essa. La squadra deve responsabilizzarsi maggiormente, capire che queste sono prestazioni che non possono soddisfare né il pubblico, né il loro essere professionisti. Tantomeno l’allenatore. I principi del suo lavoro si basano soprattutto su spirito di sacrificio, capacità di sapere soffrire e umiltà, valore che probabilmente è mandato nell’ultima uscita che si è difatti tradotta in una sorta di punizione, una legge di contrappasso che ha messo sul conto le vittorie contro Sassuolo e Torino, che sono costate al Parma sacrifici e sforzi tali per cui un po’ di lucidità si è persa.

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