D'Aversa sfida Conte: 'nemici carissimi', diversi ma simili

Il tecnico del Parma è cresciuto molto sia tatticamente che tecnicamente. E prepara la trappola al suo migliore amico

D'Aversa e Conte - foto Ansa

Nemico carissimo, voglio batterti. Potrebbe andare più o meno così domenica, quando Roberto D’Aversa incrocerà – non in panchina perché è squalificato – Antonio Conte. Amico di una vita, avversario per novanta minuti. L’allievo apre il suo tempio al maestro, 112 giorni dopo l’ultima gara al Tardini, vuoto anche in occasione della sfida con l’Inter, quando però si riempirà di aspettative dopo il poker rifilato al povero grifone, inguaiato dalla forza del vichingo Andreas. Domenica toccherà a D’Aversa, la migliore interpretazione caratteriale di Conte, fare gli onori di casa e accompagnare il suo migliore amico nei sentieri insidiosi del Tardini, pieni di trappole per un’Inter che non se la vede benissimo. Il pareggio contro il Sassuolo ha messo in ginocchio l’ego di Conte, che grida vendetta e avverte i suoi: bisogna sterzare. Davanti però c’è un ostacolo difficile da sormontare, un argine che cresce nel segno del contismo nascosto in Roberto D’Aversa, abituato a fare passi da gigante. Tatticamente e non. Il tecnico crociato è maturato molto anche dal punto di vista dialettico e in qualche uscita, più di una, ha ricordato il suo mentore.

"Non sono stato bravo evidentemente perché né Babbo Natale, né la befana mi hanno fatto regali. La società sa quello che serve".

Così parlava alla vigilia della sfida contro l’Atalanta. Il tecnico crociato rimarcava il bisogno di innesti nel pieno della lotta salvezza, all’indomani della peggiore sconfitta dell’interregno di Bob: un 5-0 senza appelli.

Calciomercato? Abbiamo preso Young per sopperire al grave infortunio di Asamoah, a destra parlate dell'arrivo di Moses ma è andato via allo stesso tempo Lazaro. Ci sono le entrate, ma ci sono anche le uscite e gli infortuni. E non stiamo comprando metà dei titolari del Real Madrid, ma calciatori che arrivano in prestito o che hanno 34 anni...".

Più o meno, nello stesso periodo, rispondeva così Antonio Conte, durante una finestra di mercato, quella invernale, che ha visto l’Inter impegnarsi per regalargli una rosa più profonda per la caccia alla Juve, quasi finita con undici giornate di anticipo.

L’autorità totale che sfocia nella logica del dominio, totale alle volte anche fuori dal campo, la cura della propria immagine, l’ego e la caparbietà di portare avanti una tesi (la propria) anche quando avanti quasi non può essere più accompagnata, è una situazione comune ai due leader – ognuno sergente a modo proprio e per gli obiettivi che si è prefissato – e ha permesso loro di andare a decisi contro le rispettive proprietà.

 “La società sa dal 13 novembre quello che manca, davanti siamo un po' corti, abbiamo fatto un girone d'andata strepitoso, ma le esperienze passate devono portare a non commettere gli stessi errori. L'infortunio di Roberto Inglese l'abbiamo patito anche nel corso della partita, abbiamo preso gol in dieci ma quello che dispiace è proprio a livello umano perché a lui sta succedendo un po' di tutto, cercava di uscire da un periodo negativo e stavamo lavorando tutti per accrescere la sua condizione. Gli infortuni cambiano anche le programmazioni da fare a livello di investimento o meno, mi auguro che la domani tutti noi gli dedicassimo una vittoria importante e dargli un sorriso sarebbe bello da parte nostra rivolgergli il nostro pensiero".

Diceva così D’Aversa nella richiesta – neanche troppo velata – di reclamare rinforzi.

Meno duro di Conte dopo la dolorosa sconfitta per 3-2 a Dortmund, quando ha sparato a zero contro la società. “Magari venisse anche qualche dirigente a dire qualcosa”, aveva detto in tv. Poi, in conferenza stampa, aveva rincarato. 

 “La programmazione l’ho fatta io con i dirigenti. Mi sono fidato sul alcune cose, ma non avrei dovuto fidarmi. Parlo dei limiti della rosa”. Ai suoi giocatori, che nel primo tempo hanno dominato il Borussia per poi farsi raggiungere e superare nella ripresa, non imputava alcun errore: “Non posso dire niente a loro. Possiamo mettere in difficoltà chiunque ma vengono a dirmi: mister io le ho giocate tutte, come faccio? E la Champions League è compromessa. Questa sera per me è una ferita. Mi auguro che anche altri la sentano come me”.

E D’Aversa, cresciuto all’ombra del suo punto di riferimento, non si è fatto mancare sempre quest’anno la possibilità di rimarcare le sue esigenze.

L'infortunio di Cornelius – diceva prima della gara con il Bologna - ? Penso che ci debba essere rispetto e professionalità. Bisogna anche nella gestione dei ragazzi capire il percorso. Ci siamo passati per Kucka, ci siamo ricapitati con Cornelius che ha giocato con un problema alla schiena. Penso che ci sia stata un po' di leggerezza, ma uno in Nazionale ci va per quello che fa con i club, ma questo infortunio mi ha dato molto fastidio. La Nazionale è importante, ma ci vuole rispetto per le squadre che mandano a giocare i giocatori".

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Con queste portate piene di sfrontatezza che fanno da scudo e proteggono la squadra, l’aperitivo è servito. In attesa della cena di gala di domenica sera. Quando il Tardini sarà vuoto, ma lo stesso pieno di speranze e si potranno gustare maggiormente le pietanze che i due metteranno in tavola.

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