Il boxing day dolce del Parma un'autentica abbuffata

Numeri da capogiro per i crociati

L'abbraccio dei giocatori del Parma - foto Ansa

Parlare di boxing day il giorno dopo i fatti di Inter-Napoli è un po’ una forzatura. Provare a riportare il tutto alla normalità è difficile. Tracciare il bilancio di quanto successo in campo, e solo in campo, è consigliabile, visto che di quello che è accaduto fuori ne parlano – nemmeno in maniera tanto convinta e decisa – i vertici di un calcio che non sa ancora in quale direzione andare toccando certi temi e cercando di risolvere le problematiche che (forse) con il gioco del pallone non hanno niente a che fare né ne sono corollario.

Senza le pretese di indossare il saio dei predicatori, lontani dal voler offrire consigli spicci e banali, cerchiamo di analizzare il verdetto di un campo che ci interessa da molto vicino. Quello di Firenze, che tanto bene porta a D’Aversa, allontanando certe tematiche senza però la pretesa di sminuirle (lungi da noi). Il Franchi, dicevamo, uno stadio che ha visto gli ultimi trionfi di Roberto da Stoccarda, predicatore – lui sì - di un calcio d’altri tempi, fatto di concretezza e pragmatismo che esalta gente come Iacoponi e Barillà, Biabiany e Inglese. Gente pratica che bada al sodo, che si guadagna la pagnotta.

Operai insomma, che nel giorno del boxing day si sono presi la rivincita sui più ricchi e nella scatola non hanno trovato mica gli avanzi del cibo del giorno prima (questo secondo la tradizione inglese prevedeva il giorno di Santo Stefano, il giorno della scatola – da qui boxing – dei resti). Altroché: avanzi niente, solo una grande abbuffata consumata alla tavola di chi è più ricco e di chi ha altri sogni in testa, o altri progetti dichiarati. Ha vinto il povero, direste voi? Sì, ma il Parma povero non è. E’ ricco di certezze. Sotto l’albero D’Aversa ha trovato un regalo che mancava dal 26 novembre, dalla partita contro il Sassuolo. Quella è stata l’ultima vittoria targata Bob in un Parma che sta letteralmente compiendo un miracolo. Firmata da Gervinho e Bruno Alves, ieri rispettivamente in panchina e in tribuna (il portoghese è squalificato), segno che forse veramente il top player di questo gruppo è il gruppo stesso, per citare D’Aversa che a fine partita ha elogiato lo spirito di sacrificio di una squadra che si aiuta e che aiuta i compagni, mettendoli nelle migliori condizioni per poter fare bene e tirare fuori il meglio da ogni componente. La sofferenza è un ingrediente che fa parte di un’idea calcistica che – per il momento – sta pagando.

Eccome se sta pagando.  punti al 26 dicembre, due in meno della Roma, tre in meno rispetto al Milan, gli stessi della Fiorentina. In alto a tutto però campeggia un più dodici sulla zona retrocessione. Il Bologna ne ha tredici, il Parma venticinque. Frutto di sette vittorie, quattro fuori casa, a San Siro, a Genova, a Torino e a Firenze, quattro pareggi e sette sconfitte. Un bottino decoroso per essere il primo anno di Serie A, con una squadra che conta dodici, tredici elementi che l’anno scorso hanno strappato con rabbia la promozione sul campo di La Spezia. Adesso, da La Spezia a Firenze non è stato proprio un attimo, ma è stato bello, affascinante. Cose già dette. Per dirne altre serve continuare su questa strada, con la Roma si chiude mezzo campionato e sarà tempo di bilanci. Ma le previsioni sono ottime e possono anche migliorare.

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