Il Parma è nelle mani di Sepe

Il portiere sta convincendo e, giorno dopo giorno, si prende la scena

Luigi Sepe - foto Ansa

Almeno 3 degli attuali 14 punti in classifica sono nettamente suoi. In due occasioni, Luigi Sepe ci ha messo davvero le mani e ha salvato il risultato con degli interventi di qualità. A tempo scaduto nella gara contro l’Empoli aveva compiuto, con un colpo di reni notevole, una specie di miracolo proteggendo la porta su La Gumina, mentre domenica si è arrampicato all’incrocio dei pali sventando l’ultimo colpo di testa di Vloet, l’unica palla che il Frosinone ha indirizzato verso la sua porta. Piano piano il Cardinale si sta riprendendo la scena, detto che non aveva cominciato nel migliore dei modi. Le stagioni trascorse di fatto all’ombra dei colleghi Tatarusanu alla Fiorentina e Reina al Napoli lo hanno comprensibilmente arrugginito. Il portiere già di suo è un ruolo difficile, mettici poi che hai l’obbligo di guardare gli altri giocare e stando fuori sei costretto a stringere i denti e tenere tutto dentro quando pensi di meritare e nessuno ti dà… .

E’ più o meno quello che è successo al buon Sepe nell’anno in cui si è trovato a giocare nella Viola di Paulo Sousa: in Europa League il Cardinale era stato battezzato titolare ma durante la gara con il Tottenham si è visto in panchina sulla distinta. Non l’aveva presa benissimo: durante la cena, nel post partita, aveva maturato una vendetta che gli si era ritorta contro. sepe ansa-5Preso dalla rabbia, aveva confezionato un post polemico su Instagram (il portiere è molto attivo ancora adesso sui social ndc) in cui aveva dichiarato che l’avventura con la Viola sarebbe finita lì. Moralmente. Evidentemente Sepe aveva deciso così. Paulo Sousa non ci ha pensato su due volte e lo ha messo fuori rosa. Proprio mentre il suo procuratore Mario Giuffredi gli consigliava a tavola di evitare colpi di testa. Lui aveva già impacchettato tutto, formulato un pensiero articolato e carico di veleno da scagliare contro il suo tecnico dopo la decisione di lasciarlo in panchina. Risultato: rispedito a Napoli, dove il portiere e cresciuto senza giocare. La sua ostinazione più grande è proprio la squadra della sua città, dove arriva all’età di 14 anni dalla scuola calcio Rinascita Corallini.

A Torre del Greco, comune dove è nato Sepe, si fa in fretta a buttare un occhio sul Golfo e un altro al Vesuvio. Nel mezzo si respira il Napoli. Tutto quello che circonda la zona è governato da un alone di ‘napoletanità’ che si tocca con mano. Si vive per il Napoli e ogni ragazzino che cresce ai piedi del vulcano spera prima o poi di lasciare la strada, portarsi il pallone con il quale si comincia prestissimo e andare a giocarci al San Paolo. Questa ostinazione nei confronti del Napoli ne ha frenato la crescita, dicono quelli che lo conoscono. Legatissimo alla sua terra, ha scelto di rimanere lì anche senza giocare ma l’opportunità di riscattarsi dopo Empoli con Sarri gliel’ha ridata D’Aversa, conosciuto ai tempi di Lanciano. immobile-sepe-lazio-2L’inizio con il Parma, dicevamo non è stato entusiasmante. Arrivare pronto dopo tre anni di inattività non era facile ma con calma e convincendo gara dopo gara, si sta riprendendo la scena. Certo, con qualche uscita in più e qualche timore in meno nel gioco con i piedi sarebbe meglio, ma D’Aversa che difende le sue scelte ha sempre sostenuto che è preferisce gente che si prende responsabilità.

E lui, facendo il portiere, di responsabilità ne ha parecchie. Spesso abbiamo sentito dire che i numeri uno sono uomini soli: Sepe è stato ‘abbandonato’ anche dal padre che per l’ansia preferisce fare le passeggiate per non guardarlo in televisione. Non ce la fa, al contrario del fratello che lo segue ovunque. Da buon napoletano, Gigi è rimasto legatissimo alla famiglia e appena può torna con piacere a casa. Con la speranza, neanche troppo velata, che arrivi il giorno in cui torna per rimanerci definitivamente. Intanto adesso se lo gode il Parma, che è nelle mani di Sepe.

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