Parma, rammarico e amarezza: cosa lascia San Siro

La sconfitta contro il Milan fa fatica ad essere accettata

Roberto D'Aversa - foto Ansa

Cosa resta dopo San Siro? La sensazione che si poteva fare qualcosa di più per tornare a casa con qualche punto e un bel sorriso distensivo in vista della prossima partita con il Chievo. Non è però l’unica percezione che il Parma si porta via da Milano, nella testa di Roberto D’Aversa frullano parecchie cose. Al netto di un campionato che fino ad ora rimane super, Bob ha il diritto di indignarsi più che per qualche decisione dubbia, prima con i suoi ragazzi che dopo essere passati in vantaggio si sono fatti rimontare e infilzare dal povero diavolo incerottato e stanco. Poca cosa i rossoneri, se si considera la reazione tra blasone e rosa attuale, e questo aumenta i rimpianti di un Parma che sa di aver lottato e, nello stesso tempo, di aver lasciato a Milano dei punti per colpa di leggerezze che non puoi permetterti in Serie A. Indipendentemente da tutto ciò che è successo in campo (Calhanoglu in fuorigioco quando calcia Cutrone, rigore assegnato dal Var, body check su Barillà nell’ultima azione), il tecnico del Parma va via da San Siro con l’amaro in bocca e il sentore che con un piccolo sforzo di concentrazione in più avrebbe potuto portare a casa un’altra medaglia.

COSA VA -  Confermata la compattezza del Parma unito nei due blocchi, la squadra di D’Aversa si è mostrata ancora una volta in grado di limitare le potenzialità degli avversari giocando su un Milan che cercava la profondità sulle fasce con questi giochi di catena chiamati a creare superiorità sull’esterno. Annullati da Iacoponi e Gagliolo, quasi mai pericolosi, Suso e Calhanoglu non hanno impensierito più di tanto giocando lontano dalle loro zone. Molto lo si deve ai puntuali raddoppi, al costante lavoro delle mezzali e ai ripieghi di un Biabiany formato ‘alta velocità’. L’efficacia delle palle inattive poi è tornata ad essere un’arma in più.

COSA NON VA? - Va considerato che dall’altra parte la squadra era pur sempre il Milan, depotenziata sì, ma spinta da uno stadio che contava sessantamila aficionados pronti a spingere e far sentire il boato. Ma in occasione dei gol gli errori sono grossolani. Scozzarella spinto da Cutrone è stato leggero e umile – dopo – ad ammettere che ‘sbagliando si impara’, attraverso una foto che lo ritrae a testa bassa pubblicata sul profilo Instagram del giocatore. Una lecita ammissione di colpa. Doveva essere lui a verticalizzare per gli esterni, che lo hanno aiutato – specie in Gervinho – pochissimo. Senza palla movimenti blandi, transizione negativa del Milan ottima e poca profondità concessa. Tradotto: niente contropiede e strappi. Che non arrivano neanche dalla panchina, la cui inconsistenza si fa sempre più tangibile.

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