Gobbi: "Per Parma, avrei firmato in bianco. Volevo tornare a casa"

Il doppio ex di Parma-Cagliari: "Occhio a Inglese, i sardi vorranno riscattarsi"

Una foto d'archivio di Massimo Gobbi pronto ad abbracciare Alessandro Lucarelli - Foto Tm News Infophoto

Massimo Gobbi è appena passato dall’altra parte del guado, sembra che il calcio non gli manchi tantissimo. Adesso lo guarda per Dazn, il suo nuovo lavoro è quello di commentatore tecnico. “Le confesso che quando sono andato per la prima volta allo stadio a vedere la partita ‘dal vivo’, diciamo così, mi ha fatto un certo effetto. La prima volta che mi è mancato il calcio è stata quella”. E’ durato poco quel senso di nostalgia, è bastato giusto il calcio di inizio per capire che la carriera da giocatore ormai è alle spalle e che un ciclo onorevole si è chiuso. Adesso Gobbi si diverte a commentare, è uomo d’analisi. In fondo lo è sempre stato. Ha conservato la parsimonia di quando giocava, uno che ovunque è stato ha lasciato un segno importante. Tangibile. Basta parlare di lui a Parma che subito chi ascolta spende belle parole. Max è rimasto nel cuore dei tifosi del Parma. E del Cagliari. A lui è rimasta dentro Parma. E il Parma. E anche il Cagliari “la società che mi ha offerto l’opportunità di giocare in Serie A – dice in esclusiva a ParmaToday.it –“.

Gobbi, dica la verità: le manca il calcio?

“No. Non mi mancano i ritiri, non mi manca il campo. Sono dall’altra parte, sto bene, mi godo le mie figlie e la mia famiglia. Faccio cose che non ho mai fatto prima”.

Tipo?

“Tipo fare il padre. E fare cose che prima non facevo perché il calcio me lo impediva”.

Come si sta dall’altra parte?

“Bene. Di partite ne guardo sempre tante per il mio nuovo lavoro. Devo essere sempre aggiornato”.

Cosa ha pensato quando dopo più di vent’anni è tornato a guardare una partita di calcio da spettatore?

“L’impatto è stato forte, è vero. Ma poi l’emozione è passata e mi sono concentrato sul mio lavoro”.

Domenica c’è la sua partita.

“Parma-Cagliari è la mia partita. Mi piacerebbe guardarla. Sono un sardo adottivo, per cause famigliari, affettive. Sono legato a Cagliari, ho casa lì vicino, ci passo le vacanze estive. Il Cagliari mi ha lanciato in Serie A, mi ha dato l’opportunità di vivere un sogno e di esordire nel massimo campionato. Parma… , beh Parma è la mia seconda casa. Qui è nata mia figlia, ho finito la mia carriera, ho raggiunto l’obiettivo delle 400 gare in Serie A con la maglia del Parma. Sono molto legato a Parma. E’ la squadra in cui ho giocato più a lungo. Parma è casa mia”.

La vorrebbe giocare questa partita?

“No. Sinceramente no. Non la vorrei giocare. Ho fatto una scelta, ponderata, convinta. Decisa. Conto di guardarmela in tv. Quello sì. Purtroppo non sarò allo stadio”.

Che momento è per il Cagliari?

“Guardi. Per il Cagliari questo è un momento difficile. Dopo due sconfitte in casa avranno voglia di rifarsi subito. Ma anche loro sanno che sarà una trasferta dura, Parma è un campo ostico, sarà difficile per tutti giocarci. Il Cagliari ha messo in piedi una squadra per fare un campionato importante. Si è fatto male Pavoletti purtroppo, e questo è stato penalizzante. Giocheranno una partita di grandissima attenzione senza concedere ripartenze devastanti al Parma”.

E per il Parma?

“Il Parma vorrà confermarsi, viene da una bella vittoria a Udine. Diciamo che vorranno continuare su questa scia perché hanno entusiasmo”.

Anche il Parma ha fatto un mercato importante.

“Sì. La squadra si è rinforzata parecchio, Faggiano e il suo staff hanno fatto un ottimo lavoro e, rispetto all’anno scorso, hanno aumentato la qualità della rosa. Anche i giovani che sono arrivati sono ottimi profili e possono fare bene. Ma più di ogni altra cosa è stato importante confermare giocatori come Inglese e Sepe ad esempio, che già sanno come si lavora per raggiungere certi obiettivi. Penso che sia una squadra che possa dire la sua, con tutti acquisti di primo livello”.

 Chi sarà l’arma vincente di D’Aversa?

“La squadra, il gruppo. Sono attenti a tutto, io li conosco bene, l’anno scorso eravamo così. Si poneva l’attenzione su tutto. Il gruppo è unito, soffrono tutti insieme. Poi chiaramente ci sono i singoli. Tutti diranno Gervinho per la sua velocità, per la sua potenza. Ma io dico Inglese”.

Perché?

“Perché l’anno scorso lo abbiamo visto per metà campionato, diciamo, al massimo e abbiamo visto cos’è stato capace di fare: fa salire la squadra, lotta e nel momento delicato tiene la palla, favorisce gli inserimenti dei compagni, sotto porta è cattivo al punto giusto. Si sacrifica e ha grande tecnica, spero riesca a esplodere definitivamente. Se lo merita, è un ragazzo straordinario”.

Se le dico Parma?

“Le posso dire che l’anno scorso quando era venuta fuori la voce di un interessamento mi sono subito informato. Non sapevo dove sarei finito, ero in vacanza. Ma quando ho avuto l’opportunità di poter parlare con la proprietà ho detto: ‘Firmo in bianco, vengo giù di corsa’. Ero strafelice per la chiamata. Volevo tornare a casa”.

E se le dico Cagliari?

“Eh. Quello che mi lega al Cagliari beh, è lo stesso. Le racconto questa: ero in vacanza con dei miei amici, ero in giro, ero molto più giovane di adesso. Un ragazzo praticamente. Mi hanno chiamato intorno a mezzanotte da Cagliari. Ho lasciato i miei amici e sono scappato. Non vedevo l’ora di firmare perché, la Serie A era un sogno. Appena ho firmato, sono tornato da loro e siamo andati a festeggiare”.

Come finisce domenica?

“Sono troppo legato alle due squadre, non mi chieda un pronostico. Guarderò la partita e con grande serenità me la godrò”.

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